Antiossidanti –  Cosa sono?

Lo stress ossidativo può essere definito come una particolare forma di stress chimico indotto dalla presenza di una quantità eccessiva di specie reattive per un’aumentata produzione e/o inadeguata inattivazione delle stesse.

Dal punto di vista eziologico, un aumento della produzione di SCO (specie chimiche ossidanti) può essere ricondotto a fattori ambientali (radiazioni, inquinamento), situazioni fisiologiche, stile di vita (alimentazione, alcool, fumo, esercizio fisico incongruo), fattori psicologici (stress psico-emotivo), malattie (traumi, infiammazioni, infezioni, vasculopatie neoplasie) e fattori iatrogeni (farmacoterapia, radioterapia, raggi X) ecc..

Una riduzione delle difese antiossidanti è da imputarsi sostanzialmente ad un deficit assoluto o relativo di antiossidanti, comunque determinatosi. A proposito delle malattie, va precisato che alcune di esse si accompagnano ad un’aumentata produzione di specie reattive, altre ad una riduzione delle difese antiossidanti, altre ancora, infine, alla combinazione di ambedue i meccanismi.

I radicali liberi sono molecole che si formano all’interno delle cellule del corpo quando l’ossigeno viene utilizzato nei processi metabolici per produrre energia (processo di ossidazione).
Queste molecole sono particolarmente instabili in quanto possiedono un solo elettrone anziché due; ciò le porta a ricercare un equilibrio appropriandosi dell’elettrone di altre molecole con le quali vengono a contatto, molecole che diventano instabili e che a loro volta ricercano un elettrone e così via, innescando un meccanismo di instabilità definito a “catena”. Dal punto di vista bioelettrico questo fenomeno dinamico si traduce in rapidissimi cambiamenti dell’equilibrio ionico. Queste reazioni possono durare da frazioni di secondo ad alcune ore e possono essere contrastate dall’azione degli agenti antiossidanti che, interagendo con l’elettrone mancante, permettono di neutralizzare i radicali liberi.

L’azione distruttiva di queste molecole è indirizzata soprattutto alle cellule, in particolare sui lipidi che ne formano le membrane, sugli zuccheri, sui fosfati, sulle proteine e sugli enzimi.

L’azione persistente dell’elevato stress ossidativo è causa dell’insorgenza di svariate patologie croniche dovute ad un precoce invecchiamento cellulare.

Oltre alle reazioni chimico-fisiologiche di ossidazione cellulare, contribuiscono pesantemente alla formazione dei radicali liberi:
• gli stati patologici (persistenza di infiammazione cronica);
• lo stress cronico (attivazione persistente dell’asse HPA);
• le errate abitudini alimentari;
• l’abuso di farmaci;
• il fumo e l’eccesso di alcool;
• l’inquinamento ambientale.

La funzione degli agenti antiossidanti è quella di riportare l’equilibrio chimico di queste molecole instabili (radicali liberi) grazie alla possibilità di fornire loro gli elettroni di cui sono prive.

L’organismo umano, producendo degli antiossidanti endogeni come la superossido dismutasi, la catalasi e il glutatione, si difende in parte dai radicali liberi. Quando il livello di ossidoriduzione supera una certa soglia è necessario un apporto esterno di antiossidanti.

È da tener presente che ciascun antiossidante ha un campo di azione limitato a specifiche molecole, pertanto è necessaria un’azione sinergica di molteplici agenti antiossidanti attraverso una alimentazione e una supplementazione controllata nell’arco della giornata, per garantire un’efficace azione antiossidativa. I principali agenti antiossidanti derivano da minerali, pigmenti vegetali, vitamine, micronutrienti ed enzimi.

Antiossidanti in risposta al fabbisogno diurno
Minerali: Molibdeno, Selenio;
Vitamine: B1, B2, B6, B12, C, Niacina, Acido Folico, Acido Pantotenico;
Pigmenti vegetali: Estratto di thè verde, Licopene.

Antiossidanti in risposta al fabbisogno notturno
Minerali: Zinco, Rame, Manganese;
Vitamine: E, Beta-carotene;
Pigmenti vegetali: Estratto di vite rossa;
Altri: Coenzima Q10.

È ovvio che il discorso è ben più complesso, ma il concetto appena esposto è sufficiente per comprendere i principali aspetti dello stress ossidativo.

Lo stress ossidativo comporta un invecchiamento della cellula e quindi dei tessuti con tutto quel che ne consegue in termini di efficienza.

L’invecchiamento precoce della pelle è uno dei segnali più conosciuti.

Il danno cellulare inizia a livello della membrana con un’alterazione degli scambi tra interno ed esterno della cellula; all’interno viene alterata la formazione di ATP che è la batteria, la fonte di energia della cellula, e si può arrivare fino all’alterazione del DNA con effetti mutageni e quindi tumore.

Antiossidanti per combattere l’aging precoce della pelle.
L’invecchiamento cutaneo non ha solo ragioni di natura intrinseca, come il trascorrere degli anni o i cambiamenti ormonali, ma viene accelerato dall’esposizione agli agenti esterni: il cosiddetto “aging precoce” indotto dall’aggressione dei raggi UV, dall’inquinamento, dal fumo e dallo stress è ormai scientificamente dimostrato.

L’attacco degli agenti esterni scatena infatti un processo di ossidazione cellulare: l’organismo inizia a produrre radicali liberi, cioè molecole instabili, con un solo elettrone, anziché due.

In condizioni fisiologiche normali vi è uno stato di equilibrio tra la produzione endogena di radicali liberi e la loro neutralizzazione da parte dei meccanismi antiossidanti dell’organismo.

I ROS (Sostanze Reattive dell’Ossigeno) sono molecole instabili di ossigeno, innescate nell’organismo da un certo numero di fattori ambientali e di abitudini igieniche soltanto apparentemente salutari.
Un ROS è una specie chimica altamente reattiva. E’ un atomo o una molecola con un elettrone libero.
I ROS reagiscono rapidamente e in modo indiscriminato con le molecole circostanti, per catturare gli elettroni loro mancanti. I metalli di transizione promuovono la produzione di ROS. Nei sistemi biologici, ferro e rame sono catalizzatori particolarmente importanti della produzione dei ROS.
I ROS possono danneggiare le proteine, ossidare le basi del materiale genetico e causare perossidazione dei lipidi.

I ROS non sono soltanto dannosi, sono utili per combattere le infezioni, per uccidere i batteri e per controllare il tono della muscolatura liscia, che regola il funzionamento degli organi interni e dei vasi sanguigni. La cosa fondamentale perché i ROS svolgano nell’organismo un’azione efficace e “buona” é l’equilibrio fra questi e gli antiossidanti. Per neutralizzare i ROS, infatti, il nostro corpo produce degli spazzini, i cosiddetti antiossidanti endogeni. Ma spesso, purtroppo, questo equilibrio si rompe a nostro svantaggio.

Lo stress ossidativo, essendo una condizione squisitamente biochimica, non dà luogo a manifestazioni cliniche proprie, né soggettive né oggettive.

Da quanto detto, appare chiaro che in presenza di una barriera antiossidante di protezione, non sufficientemente elevata, le nostre cellule si ritrovano sprovviste dei naturali sistemi di difesa contro l’attacco dei radicali liberi andando incontro ad una progressiva cascata di eventi che porteranno alla distruzione delle cellule e del patrimonio genetico.

Inquinamento ambientale, dieta sbilanciata, fumo di tabacco, droghe, alcol, scarsa attività fisica e stress psico-emotivo sono sicuramente i fattori che inficiano in maniera assolutamente negativa la nostra barriera antiossidante predisponendoci all’attacco dei radicali liberi e quindi all’insorgenza di uno squilibrio dei fisiologici e naturali sistemi di regolazione di base cui sottende il benessere del nostro organismo.

Attività antiossidante

Gli antiossidanti, funzionano bloccando i radicali liberi e convertendoli in sostanze innocue. Aiutano a stabilizzare i radicali liberi (molecole per natura instabili) presenti nelle cellule, riducendo le caratteristiche pro-ossidanti di queste sostanze.

Secondo il Dott. Jan Karlsson, autore Antioxidant and Exercise, siccome gran parte dei processi metabolici si verifica nelle membrane e strati lipidici cellulari, l’attività protettiva è svolta dalla difesa antiossidante liposolubile. Mentre la difesa alla formazione di radicali liberi nei processi metabolici citoplasmatici è ad opera degli antiossidanti liposolubili.

Quindi esistono antiossidanti liposolubili e idrosolubili. 
Il nostro organismo riesce a tenere sotto controllo l’attività dei radicali liberi attraverso speciali sostanze antiossidanti endogene (sintetizzate autonomamente) tra le quali rientrano enzimi come la superossidodismutasi, la catalasi e il glutatione ridotto ed esogene (presenti negli alimenti).

Se da un lato molti alimenti esercitano un’azione protettiva nei confronti dei radicali liberi, dall’altro abitudini alimentari scorrette possono aumentarne l’attività (dieta troppo ricca di grassi animali, consumo eccessivo di oli vegetali e pesce grasso, eccesso di ferro, intolleranze alimentari).

Gli alimenti più pericolosi in assoluto sono quelli ricchi di lipidi ed in particolare di acidi grassi polinsaturi (pesci, oli vegetali, frutta secca). La natura ha tuttavia saputo associare a tali nutrienti elevate quantità di vitamina E in modo da neutralizzare, almeno in parte, la formazione di radicali liberi.

Anche l’esposizione ad inquinanti atmosferici, a radiazioni ionizzanti o ultraviolette, l’abuso di farmaci, il fumo e l’attività fisica intensa sono in grado di aumentare pericolosamente la sintesi di radicali liberi.

Il potere antiossidante dei nutrienti

Esiste una prova di laboratorio in grado di misurare i livelli antiossidanti negli alimenti ed in altri nutrienti, essa riguarda il potere di assorbimento dei radicali liberi (ORAC).

E’ lo standard con cui viene misurata l’attività antiossidante. Più alto è il punteggio ottenuto da un alimento o integratore che sia, più è alta l’attività antiossidante.

Questa lista è elaborata in base alle unità di O.R.A.C. contenute negli alimenti

Alimenti che apportano da 1000 a 2000 unità ORAC :
Succo di arancia un bicchiere = 1142 unità
Fragole una tazza = 1170 unità
Pompelmo rosa 1 = 1188 unità
Succo di pompelmo un bicchiere = 1274 unità
Cavoli di Bruxelles cotti una tazza = 1384 unità
Prugne nere 3 = 1454 unità
More una tazza = 1466 unità
Barbabietola cotta una tazza = 1782 unità

Alimenti che apportano da 500 a 1000 unità ORAC :
Peperone 1 = 529 unità
Uva nera un grappolino = 569 unità
Avocado 1 = 571 unità
Patata arrosto 1 = 575 unità
Susina 1 = 626 unità
Arancia 1 = 983 unità

Alimenti che apportano fino a 500 unità ORAC: 
Cetrioli 1 = 36 unità
Pomodori 1 = 116 unità
Albicocche 3 = 172 unità
Spinaci crudi un piatto = 182 unità
Melone tre fette = 197 unità
Pera 1 = 222 unità
Banana 1 = 223 unità
Pesca 1 = 248 unità
Mela 1 = 301 unità
Melanzana 1 = 326 unità
Uva bianca un grappolo = 357 unità
Cipolla 1 = 360 unità
Uvetta nera un cucchiaio = 396 unità
Cavolfiore cotto una tazza = 400 unità
Fagiolini cotti una tazza = 404 unità
Patata americana 1 = 433 unità
Kiwi 1 = 458 unità

Ecco i migliori estratti integratori e sostanze naturali ad azione antiossidante:

  • ACIDO ALFA LIPOICO
  • ACAI (ESTRATTO)
  • ASTAXANTINA
  • BETA CAROTENE
  • BETAINA ANIDRA
  • BIOFLAVONOIDI
  • CANNELLA (ESTRATTO)
  • COENZIMA Q10
  • CARDO MARIANO
  • CURCUMA LONGA (ESTRATTO)
  • GINKGO BILOBA
  • GLUTATIONE
  • LICOPENE
  • LUTEINA
  • MANGOSTINO
  • MIRTILLI NERI (ESTRATTO)
  • N ACETIL CISTEINA
  • NADH
  • OMEGA 3
  • POLIFENOLI
  • PICOGENOLO
  • PROANTOCIANIDINE
  • RESVERATROLO
  • RUTINA
  • SELENIO
  • TAURINA
  • TE VERDE
  • VITAMINA C
  • VITAMINA E
  • VITE ROSSA (ESTRATTO)
  • XANTONI
  • ZEAXANTINA


Sempre più studi indicano come un elevato stress ossidativo sia associato a molte malattie degenerative tra cui i tumori. 

A contribuire pesantemente agli elevati livelli di radicali liberi che si riscontrano nei pazienti è una carenza cronica di antiossidanti causata da un’alimentazione sempre più povera e artificiale.

Un studio svolto nel 2006 da ricercatori della University of California/ Los Angeles ha messo in evidenza come l’assunzione giornaliera di circa 200ml di succo di melograno da parte di pazienti affetti da tumore della prostata induce una riduzione significativa del PSA, l’antigene usato per monitorare l’evoluzione del tumore. Questo secondo i ricercatori indica un vero e proprio rallentamento della progressione della malattia. Recentemente altri ricercatori hanno individuato alcune componenti del melograno che sembrano capaci di inibire il movimento delle cellule cancerogene e di indebolire i loro segnali chimici, elementi che sono alla base della capacità del tumore di generare metastasi per esempio all’osso.

Con questo non si vuole sostenere che il melograno è una cura per il tumore prostatico ma che un elevato stress ossidativo non diagnosticato ne tanto meno corretto dagli approcci oncologici standard, contribuisce all’evoluzione della malattia tumorale . In altre parole l’oncologia attuale si concentra correttamente sulla riduzione della massa tumorale ma non interviene sul terreno biologico che l’ha prodotta. Per questo si osserva un’incidenza ancora drammaticamente elevata di recidive. E’ un pò come se un contadino che vede crescere molte piante malate si limitasse ad estirparle senza effettuare una vera e propria bonifica del terreno che le ha generate.

In tutti i rami della medicina, una buona terapia deve quindi non solo estirpare la pianta malata ma anche correggere il terreno biologico. Oggi è possibile misurare i livelli di stress ossidativo con specifici esami di laboratorio che permettono poi al medico di prescrivere gli antiossidanti più indicati (fonte: dottor Filippo Ongaro).  

E’ il bilancio del dare e dell’avere che crea il benessere 

Il bilancio ossidanti-antiossidanti è importante per assicurare la funzionalità del sistema immunitario  

Gli antiossidanti sono essenziali per mantenere efficace il sistema immunitario. Questa necessità è ancora più importante con l’avanzare dell’età, quando vi è un incremento della formazione di radicali liberi. Gli antiossidanti contribuiscono a mantenere l’integrità e la funzionalità dei lipidi di mem brana, delle proteine cellulari e degli acidi nucleici.

Il nostro sistema immunitario è potente mediatore del nostro stato di salute. Attraverso cellule specializzate definite linfociti, riesce a neutralizzare e distruggere virus e batteri. Una delle sue caratteristiche fondamentali è quello di essere finemente regolato in perfetto equilibrio con l’ambiente che ci circonda, ma in situazioni in cui l’alimentazione è fortemente sbilanciata, una vita troppo sedentaria, la mancanza di esercizio fisico e lo stress cronico, tendono a disregolare l’immunità aumentando le probabilità di andare incontro a infezioni o al contrario di sviluppare patologie. autoimmunitarie, allergie e intolleranze. 

Questo equilibrio è molto simile a una bilancia con i suoi piatti ben in equilibrio fra loro. Uno dei piatti serve per aiutare l’organismo a difendersi da virus e batteri (sistema TH1), mentre l’altro serve contro le aggressioni di parassiti e virus endocellulari (sistema TH2).

Quando questo equilibrio viene a mancare si ha uno sbilanciamento di un piatto rispetto all’altro. Un sistema TH1 troppo marcatopur difendendo da molte infezioni, determina una maggiore probabilità di contrarre patologie autoimmunitarie come l’artrite reumatoide e la sclerosi multipla. Al contrario, se pesa di più il sistema TH2, si presentano spesso allergie e patologie da autoanticorpi come le tiroiditi o nei casi gravi anche una maggiore incidenza del cancro.

L’alimentazione attraverso i suoi nutrienti è capace di ristabilire l’equilibrio della bilancia.

Studi recenti indicano che le vitamine svolgono un ruolo importante. In particolare le ricerche si sono concentrate sulla vitaminaB6 e B12. È stato visto che queste due vitamine presenti soprattutto nei cereali integrali, uova e latte, svolgono una potentestimolazione del sistema TH1 contro tutte le infezioni virali e batteriche. Gli anziani sono più a rischio di un loro deficit, in quanto presentano una maggiore atrofizzazione dello stomaco, che compromette l’assorbimento di queste vitamine a livello intestinale.

La vitamina C scoperta nel 1970 da Pauling grazie alla quale è stato insignito del premio Nobel, fu molto reclamizzata come toccasana per il comune raffreddore. In effetti queste caratteristiche non furono mai confermate, ma fu visto che supplementazioni di vitamina C erano efficaci nel ridurre l’intensità e la durata di questo disturbo invernale.

La vitamina E è un potente stimolatore TH1.

Il selenio alla dose di 200 microgrammi al giorno è capace di contrastare le infezioni virali stimolando il sistema TH1 e le cellule natural killer potenti distruttori di virus e batteri.

Lo zinco ha le stesse potenzialità del selenio ma ha un effetto diverso in base alla dose somministrata. Se si vogliono contrastare i malanni invernali, la dose giornaliera non deve superare i 25-35 milligrammi per un periodo non oltre le 2-3 settimane. Dosi superiore e per periodi più prolungati stimolano il sistema TH2 e dunque possono avere effetto su patologie autoimmunitarie, ma anche indurre allergie e tiroiditi.

L’utilizzo dei probiotici rafforzano il sistema immunitario dell’intestino contro tutti quei virus e batteri che prediligono il sistema gastro-intestinale.

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Sapevi che la guarigione inizia da un processo alcalino

Negare l’importanza del principio alcalino porta l’organismo ad ogni genere di degenerazione fisica.

Quando modifichi la dieta, includendo sempre più alimenti ed integratori alcalinizzanti, le scorie acide che sono accumulate nell’organismo iniziano a muoversi verso i canali di smaltimento del flusso sanguigno e del sistema linfatico. Qualunque cosa si trova depositata nei tessuti, sia che si tratti di farmici somministrati da tua madre all’età di 5 anni, che le tossine prodotte dai 150 litri di analcolici che hai assunto (il consumo pro capite annuale nazionale), sarà scaricata nella circolazione generale per essere rimossa. Questo è denominato Processo di Guarigione.

Possono verificarsi oscillazioni di caldo e freddo che comprendono la comparsa di febbre da qualche parte nell’organismo anche quando non sia registrabile con un termometro. La febbre è indice della liquefazione e circolazione di prodotti di scarto. Potrebbero manifestarsi sudore, nausea, diarrea e indolenzimento generale. Potresti sentirti insolitamente più spirituale e chiederti il perché. E’ perché hai fatto la scelta di ripulire il tuo tempio ed arrivare ad essere a più stretto contatto con DIO. Purgarsi dai rifiuti acidi appartiene naturalmente al tuo desiderio di rafforzare questo rapporto. Stai elevandoti al divino!

La durata di questo perido di guarigione è variabile. Secondo la mia esperienza, i processi di guarigione più faticosi avvengono solitamente all’inizio e possono durare da uno a dieci giorni. Anche se raramente, mi sono capitati prolungamenti del periodo fino ad un mese prima che ci fosse una completa ripresa. Dipende tutto da quanto sei sovraccarico di acido, da quanto forte è il tuo organismo prima che inizi il processo e da quanto sei determinato a cambiare.

Secondo il mio punto di vista, più è resistente la costituzione fisica della persona, più intensamente si manifesta il processo di guarigione. In altre parole, gli organismi forti guariscono in maniera veloce.

Quando si avvia il processo di guarigione, è molto probabile che un qualsiasi virus si manifesterà in qualche parte del tuo corpo. Ciò dipende dal fatto che il corpo si sta disfacendo attraverso il sangue e la linfa massicciamente dei prodotti i scarto tissutali immagazzinati. I microbi adorano l’acido, ci banchettano lautamente. Grazie al cambiamento in corso nel vostro corpo, i microbi trovano prontamente la tavola imbandita.

Tuttavia, la tua infezione microbica non è la stessa del vostro vicino che non smette di rimpinzarsi con cibi chimicamente manipolati! Anche quando lo specialista di turno ti dice che sei interessato dalle stesse problematiche del tuo amico, che mangia cibo spazzatura acidificante, non è così. La differenza è che stai riguadagnando alcalinità e questo microdo opportunista ti sta riducendo più velocemente i rifiuti acidi tissutali. Il sistema immunitario risulterà rinforzato e con molto meno acido dopo questa depurazione.

Eccoti la solita scena: un individuo contrae un’infezione e compare la febbre che è il modo in cui il corpo si depura. Egli si affretta a prendere antibiotici. Se gli vengono date raccomandazioni riguardo l’alimentazione, si tratterà dell’invito a bere molti liquidi. Quindi, egli trangugia succhi di frutta con zucchero raffinato oppure i soliti analcolici. Tutte queste sostanze sono acidificanti e indeboliscono. Ben poco è stato fatto per ricostituire le sue riserve alcaline oppure rafforzare il suo sistema immunitario.

Il corpo desidera salute! E’ geneticamente programmato per essere in salute. Non persegue il declino a 50 anni. Infiniti sono i casi registrati di individui che arrivano a vivere fino a 150 anni o più. Aiuta il corpo nel suo desiderio intrinseco di guarire obbedendo al principio dell’alimentazione alcalina. E’ il patrimonio di cui disponi per godere di una san e lunga vita.

Per alcalinizzare e purificare velocemente il tuo corpo ti consiglio l’uso combinato di CORAL-MINE e della microidrina MICROHYDRIN.

Continua a seguirmi nei prossimi articoli.

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La scoperta più sensazionale del secolo? La Microidrina il più potente antiossidante al mondo

MICROIDRINA aumenta la longevità, riduce il rischio di malattie e dona forza inesauribile. Ecco l’essenza dell’acqua più benefica del pianeta Terra

È stato ribattezzato come il più potente antiossidante al mondo. Ma va subito detto che un’affermazione di questo genere porta molte implicazioni nel mondo scientifico. I suoi vantaggi sono indiscutibili, ma ancora molto bisognerà fare affinché questa sostanza – e il relativo utilizzo – possano essere completamenti accettati.

Tutto nasce in Nepal
Sicuramente molti di voi hanno già sentito parlare degli Hunza. Si tratta di una delle popolazioni più longeve al mondo e, soprattutto, meno malate. Sembra che loro non conoscano malattie cardiovascolari, carie e tumori. Vivono nelle montagne del Nepal a 2700 metri di altitudine a nord del Pakistan e su di loro sono stati condotti numerosi studi per comprendere il motivo di tanta salute. Anni fa, due coniugi ricercatori – dottor Patrick e Gael Crystal Flanagan – eseguirono 30 anni di studi sull’acqua che bevevano gli Hunza, proveniente dai ghiacciai della zona. Tale acqua pare avere proprietà completamente differenti a quelle che si trovano nel resto del globo. Per esempio bolle a temperature diverse e ha una viscosità e tensione che nulla hanno a che fare con l’acqua che conosciamo.

Una curiosità
Sapevi che il popolo degli Hunza è conosciuto anche per la sua estrema resistenza fisica? Sembra che molti di loro siano soliti percorrere una strada montana nella regione Gilgit che li costringe a camminare per 190 km (andata e ritorno) senza dormire. E tutto questa senza particolare fatica. Effetto simile riuscì a ottenerlo l’alpinista Dennis Brown che ha 47 anni scalò la cima del monte Everest, arrivando a 8.763 metri di altitudine, dopo aver assunto per un po’ di tempo la Microidrina. Dieci anni prima ci provò senza successo.
L’incontro tra Coanda e Flanagan
In realtà prima dei coniugi Flanagan, il dottor Henry Coanda studiò a fondo l’acqua degli Hunza. I tre si incontrarono in occasione di una collaborazione con il Pentagono. Fu in tale circostanza che i due coniugi capirono che la longevità degli Hunza era dovuta non all’ambiente o all’alimentazione – per altro molto povera – piuttosto alla particolarità dell’acqua. I Flanagan impiegarono quindi quasi trent’anni della loro vita per eseguire test di bioenergetica, campi magnetici, elettrostatici e cristalli che potessero offrire un’acqua simile a quella degli Hunza. Tutte le ricerche furono vane: l’acqua dopo breve tempo perdeva le proprietà ed era impossibile renderla identica a quella che usavano gli Hunza.

La scoperta sensazionale
Dopo trent’anni di ricerche i coniugi Flanagan scoprirono cosa conferisce all’acqua proprietà straordinarie: i minerali che arrivano direttamente dai ghiacciai. Minerali che presero il nome di ‘micro clusters’. Si tratta, sostanzialmente, di micro particelle di silice che attraggono molecole di acqua scindendo naturalmente i grandi gruppi molecolari che si trovano al suo interno.
Particelle infinitesimali
Le particelle di quest’acqua sono talmente piccole da passare tranquillamente dento i tradizionali filtri e di bypassare una distillazione. In sostanza si tratta di colloidi; anzi, per la precisione di nanocolloidi perché hanno dimensioni infinitamente microscopiche: non superano i 10 nanometri. Questi, una volta a contatto con l’acqua reagiscono con essa come fossero una sorta di potentissimi magneti. In tal modo attirano le molecole d’acqua trasformandole e conferendole una forte carica elettrica negativa. E così che un’acqua che sembra normale diviene una ’’super acqua’’.

Come nasce la Microidrina?
Inutile dire che la scoperta della ’’super acqua’’ era sensazionale. I Flanagan avevano trovato un metodo per aumentare la longevità e godere di ottima salute. E così che inizialmente ebbero l’idea di esportare l’acqua in tutto il mondo. Ma tutto ciò – come è ben comprensibile – non era affatto semplice. Diedero così vita a un prodotto secco in grado di mantenere le stesse identiche virtù di un liquido. Per un chimico tutto ciò sfiora il miracolo, ma i ricercatori riuscirono nel loro intento. Il suo nome? Microidrina, un prodotto commercializzato ancora oggi. Il bello di questa sostanza era che miscelando la Microidrina a sostanze nutritive di tutto rispetto, aiutava a assimilarle velocemente senza dover passare attraverso la metabolizzazione epatica.

L’importanza dei colloidi
Il nostro organismo è fisiologicamente strutturato per la presenza di colloidi. A livello della membrana citoplasmatica, per esempio, non possono entrare sostanze superiori a 10 nanometri. Secondo alcune teorie, se il sangue è a ridotto numero di colloidi alcuni tipi di cellule potrebbero ‘appiccicarsi’ tra di loro e invecchiare prima a causa della ridotta attività e scarsità di ossigeno.

Il valore ORP
L’ORP è la capacità di ossido riduzione. Si tratta di una scala di valori misurabile in millivolt (mV) che indica la capacità di una sostanza di prendere o cedere elettroni. Più ha un potenziale positivo più acquista elettroni, per cui ossida e invecchia. Maggiore è il potenziale negativo più elevata è la sua capacità di ravvivare. Indicativamente possiamo dire che molti tipi di acqua – specie quella del rubinetto, distillata o purificata – hanno un altissimo valore ORP che varia dai +200 ai + 400 mV. Per fare un esempio, l’acqua potabile non dovrebbe superare i +60 mV, mentre un succo di verdure biologico ha un potenziale decisamente più negativo, intorno ai -120 mV. Ma l’acqua proveniente dai ghiacciai dell’Hunza arriva a -350 mV. Mentre un bicchiere con estratto secco di Microidrina arriva fino a -650 mV. Ovviamente va subito detto che il valore ORP – trattandosi di un potenziale – non è sufficiente a determinare la qualità di un’acqua. Generalmente perché il tutto sia reso disponibile è necessario anche un ottimo equilibrio con l’idrogeno molecolare: fattore che la Microidrina possiede. Esiste, secondo i ricercatori, un’unica forma di idrogeno biologicamente attivo che viene chiamato idruro H-, la sua peculiarità è quella di possedere un elettrone supplementare. Esso si trova anche nel sangue umano.

La composizione della Microidrina
La Microidrina è formata per lo più da SiOH. Ciò significa che oltre al silicio contiene idrogeno e ossigeno. Possiede anche percentuali minime di solfato di magnesio e potassio.

Come si assume la Microidrina
Le dosi indicative sono di una capsula al giorno fino ad arrivare a 2 nel giro di un paio di mesi. Le capsule devono essere assunte insieme ad almeno 250 ml di acqua. L’assimilazione avviene nel giro di una decina di minuti e dura per circa otto ore. Se viene assunta insieme ad altre sostanze – per esempio antiossidanti – può arrivare ad aumentarne l’assorbimento centinaia di volte. Trattandosi di un potente disintossicante è possibile che già alle prime assunzioni si verifichi un acuirsi di alcuni sintomi, dovuti alla disintossicazione dell’organismo.

Alcuni utilizzi pratici
Molti ricercatori hanno condotto studi sui propri pazienti, ma nei soggetti affetti da malattia è bene consultare il proprio medico durante. Nonostante, infatti, siano stato ottenuti ottimi risultati nella cura di svariate patologie va detto che ancora molta ricerca è necessaria. Alcuni medici (come il Dottor Ron Meyers) hanno testato con successo il prodotto contro infezioni virali, batteriche, fungine, malattie croniche, degenerative, cardiovascolari e problemi respiratori (asma, enfisema, bronchite).

Ottima per gli sportivi
Secondo alcuni studi scientifici recenti [1,2,3] l’assunzione di Microidrina migliorerebbe la resistenza cardiovascolare, la respirazione, il metabolismo e l’accumulo di acido lattico negli sportivi. Indiscrezioni affermano che è grazie alla Microidrina che il famoso maratoneta Andrey Kuznetsov vinse la maratona di Boston nel 1999, quando aveva più di 40 anni. Tutto questo sarebbe reso possibile grazie a una migliore distribuzione dell’ossigeno a livello cellulare.

[1] J Med Food. 2001 Autumn;4(3):151-159. Clinical Effects of a Dietary Antioxidant Silicate Supplement, Microhydrin((R)), on Cardiovascular Responses to Exercise. Purdy Lloyd KL1, Wasmund W, Smith L, Raven PB.

[2] Int J Sport Nutr Exerc Metab. 2004 Oct;14(5):560-73. Effects of microhydrin supplementation on endurance performance and metabolism in well-trained cyclists. Glazier LR1, Stellingwerff T, Spriet LL.

[3] Int J Sport Nutr Exerc Metab. 2004 Oct;14(5):550-9. Effect of microhydrin on blood lactate, protein carbonyls, and glutathione status in rats before and after aerobic exercise. Goldfarb AH1, Bloomer R, McKenzie MJ.

[4] Effect of an herbal/botanical supplement on strength, balance, and muscle function following 12-weeks of resistance training: a placebo controlled study Jonathan Furlong,1 Corey A Rynders,2 Mark Sutherlin,1 James Patrie,1 Frank I Katch,1 Jay Hertel,1 and Arthur Weltmancorresponding author1

[5] Evaluation of Hydroxyl Radical-Scavenging Abilities of Two Dietary Antioxidant Supplements, Microhydrin® and MegaHydrin™ by Fe+2EDTA Induced 2-hydroxyterephthalate Fluorometric Analysis

[6] Ostan, Božena Ambrozius, Alberta Ostan e Aleš Vesel. – Aura, nr. 124/199

[7] Purdy Lloyd, KL, Wasmund W, Smith L, Raven PB. Clinical Effects of a Dietary Antioxidant Silicate Supplement, Microhydrin, on Cardiovascular Responses to Exercise. Journal of Medicinal Food 2001, 4;3; 151-159.

[8] Hagen, TM, et al. Feeding acetyl-l-carnitine and lipoic acid to old rats significantly improves metabolic function while decreasing oxidative stress. Proc. National Academy of Science USA 2003,99,4; 1870-5.

Scopri da cosa nasce lo stress ossidativo ovvero: La “CENERENTOLA” Ossigeno

L’ossigeno è l’elemento vitale per eccellenza. Infatti, legando l’idrogeno generato dal catabolismo cellulare, esso genera l’energia chimica necessaria per lo svolgimento di tutti i processi vitali (movimento, secrezione, crescita ecc.). Sotto forma di “radicali liberi”, poi, esso aiuta l’organismo a difendersi dalle infezioni. Eppure, molti nutrizionisti spesso non tengono in adeguata considerazione il fatto che le cellule “mal sopportano” un abbassamento dei livelli tissutali di ossigeno (ipossia), specialmente se seguita da un suo brusco innalzamento (ischemia riperfusione), in quanto ambedue le situazioni possono generare un eccesso di radicali liberi che, sfuggendo al controllo dei sistemi di difesa antiossidante, scatenano una condizione di stress ossidativo.

QUALI LE CONSEGUENZE?

L’alterata biodisponibilità di ossigeno può provocare danni a livello dei vasi sanguigni, della membrana extracellulare e delle cellule, da cui insorgenza e/o aggravamento di malattie da stress ossidativo (oltre 100) ed invecchiamento precoce.

Microhydrin ristabilendo I valori alcalini ottimali, contrasta l’acidosi e l’eccessiva produzione di radicali liberi (azione antiossidante), come si osserva anche nelle sindromi ischemico-riperfusive

Microhydrin aiuta a ripristinare, se alterata, l’integrità biochimica ed anatomo-funzionale della matrice extracellulare, favorendo gli scambi metabolici tra il sangue e i tessuti e facilitando l’eliminazione delle scorie metaboliche (azione disintossicante, depurante e drenante).

Microhydrin è un integratore alimentare privo di potere calorico e di effetti collaterali indesiderati, assolutamente atossico. Esso, inoltre, non è un farmaco e non contiene sostanze dopanti, né lattosio, né glutine, per cui può essere assunto in sicurezza sia da chi pratica attività sportiva a livello agonistico sia da chi soffre di comuni allergie/intolleranze alimentari.

Microhydrin è suggerito come coadiuvante, nel contesto di uno stile di vita salutare, in tutte le situazioni di carenza nutrizionale (da stress psico-fisico, diete squilibrate, etc.), nei disturbi legati ad un’ossigenazione insufficiente dei tessuti (es. cefalea, difficoltà di concentrazione, astenia, etc.), nei casi di aumentata produzione di radicali liberi e/o carenza di antiossidanti (da malattie infiammatorie, degenerative, metaboliche o terapie mediche, es. pillola, associate a stress ossidativo), nelle sindromi ischemico-riperfusive , nei deficit immunitari, nelle intossicazioni croniche (es. da alcol o farmaci), nella sindrome da ipersensibilità chimica multipla, nella fibromialgia e nelle intolleranze/allergie alimentari. Esso, infine, può essere utile nella prevenzione dell’invecchiamento precoce (specialmente nel contesto di protocolli di disintossicazione, drenaggio, depurazione) e nel supporto nutrizionale dell’attività sportiva, amatoriale o agonistica.

Ogni volta che respiriamo, o anche l’acqua stessa che beviamo, mettiamo in circolo ossigeno che entra a far parte dei processi di ossidazione che si svolgono in tutte le cellule del nostro corpo.

I radicali liberi si formano all’interno delle nostre cellule, dove l’ossigeno viene utilizzato per produrre energia.

Non tutto l’ossigeno viene consumato ma in parte va a formare queste molecole che contengono uno o più atomi di ossigeno.

L’ossigeno è sempre alla ricerca di qualcuno che gli presti due elettroni e, dato che è unMolecola-H2O atomo piuttosto piccolo, ha un alto valore di elettronegatività. L’idrogeno ha un solo elettrone e quindi quando forma dei legami con altri atomi può mettere in gioco appunto un solo elettrone. I due atomi di idrogeno prestano il loro elettrone (in rosso nel disegno) all’ossigeno, in questo modo l’ossigeno può “far finta” di avere otto elettroni nei suoi orbitali esterni (s e p non distinti nel disegno).

Questi radicali “liberi” appunto cercano di tornare in equilibrio rubando elettroni alle altre cellule e possono danneggiarle in vari modi, come ad esempio iniziando un tumore.

Ecco che gli antiossidanti combattono il rischio con un meccanismo semplicissimo : cedono ai radicali liberi l’elettrone che a loro manca e quindi “disinnescano la miccia”.

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Come i Radicali Liberi Perossidi possono danneggiare le nostre cellule?

La nuova formula di Microhydrin ha dimostrato di fornire elettroni alla superficie nanocluster ™ che hanno il potere di prevenire la formazione dei radicali perossidi. Il test ORAC, misura nello specifico i radicali liberi perossidi. L’utilizzo di un test specifico per misurare questa tipologia di radicali liberi è molto importante, perché i perossidi sono gli ossidanti maggiormente presenti nei sistemi biologici e quindi potenzialmente più dannosi.

Come i Radicali Liberi Perossidi possono danneggiare le nostre cellule?

perossidoIl perossido è una tipologia di radicale libero che si forma all’interno della delicata membrana cellulare. Dal momento che i radicali liberi all’interno o all’esterno di una cellula, attaccano la struttura degli acidi grassi che costituiscono la membrana cellulare, questi creano i radicali liberi chiamati perossidi.

Dal momento che un radicale libero di perossido inizia il suo processo distruttivo nei confronti di una cellula, e nel nostro corpo non è disponibile un adeguato numero di antiossidanti per contrastarlo, si attiverà una catena di eventi che porterà alla distruzione della membrana cellulare. Se questa serie di aggressioni ai danni della membrana cellulare può essere prevenuta, allora la cellula rimarrà intatta. Se invece la cellula non sarà protetta da questo processo degenerativo allora morirà.

Anche se ci sono svariati tipi di radicali liberi e vari test per misurarli, attualmente il test dell’ORAC è diventato di primaria importanza ed è quello raccomandato da biologi ed esperti di antiossidanti.

La validità e la valutazione di questo test è stato supportato dal Dipartimento dell’Agricoltura americano che attualmente lo utilizza come verifica primaria per valutare il potenziale antiossidante di frutta e verdura.

Perché gli elettroni e ioni di idruro in Microhydrin® sono così importanti?

La nuova Microhydrin® fornisce elettroni a varie potenzialità.

Alcuni elettroni oltre ad essere importanti cofattori energetici sono anche abbastanza forti per prevenire i danni causati dai radicali liberi perossidici, come il superossido o l’idrossile.

Molti enzimi all’interno delle nostre cellule trasportano elettroni tramite atomi di idrogeno oppure li trasferiscono direttamente dagli elettroni dell’idrogeno. Questi enzimi sono chiamati deidrogenasi ovvero che tolgono idrogeno, e idrogenasi quelli che invece ne aggiungono.

Alcuni reazioni richiedono un protone di idrogeno con due elettroni ( H- ), altre un protone di idrogeno con un elettrone, e altre ancora fanno uso semplicemente di un singolo elettrone o di una coppia di elettroni. Quando necessario, gli enzimi dall’interno della cellula trasferiscono con molta cura gli ioni di idruro (elettroni da idrogeno) da una molecola all’altra.

Per alimentare le cellule, i mitocondri ovvero il magazzino energetico delle nostre cellule, richiedono H- ed elettroni trasportati dall’ NAD (H). Questo processo serve per attivare e aumentare la produzione dell’ATP. L’ATP è la molecola per la creazione dell’energia primaria del nostro organismo. Per la regolazione di tutte queste funzioni gli elettroni sono fondamentale importanza.

Come dimostrato dai valori molto bassi di ORP -780 mV (Potenziale di Ossido Riduzione), la nuova Microhydrin® ha evidenziano l’apporto di miliardi di elettroni disponibili per l’annientamento di numerose tipologie di radicali liberi.

Anni di ricerca in vari settori, tra cui la biologia, la tecnologia ambientale, chimica dell’acqua e la fisica, hanno dimostrato l’importanza universale ad avere una grande disponibilità di ioni negativi ed elettroni, tale da fornire energia simile a quella energia immagazzinata nelle batterie. Ora possiamo capire come le molecole del corpo e i composti cellulari possono beneficiare di questi elettroni di energia e come possano aiutare a ricostituire e riparare il corpo.

E’ ora riconosciuto che i danni dei radicali liberi sono una delle cause primarie dell’invecchiamento biologico. Alcuni danni tuttavia possono essere invertiti o riparati con l’uso di antiossidanti.

Gli antiossidanti hanno dimostrato di fornire:

  • Resistenza ai vasi sanguigni e la loro rispettiva protezione
  • Salvaguardia delle funzioni di apprendimento e la memoria
  • Protezione dell’apparato polmonare
  • Salvaguardia della flessibilità delle articolazioni e delle ossa
  • Protezione delle membrane cellulari
  • Protezione al DNA
  • Supporto al sistema cardiovascolare

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Uno Studio Preliminare su Microhydrin Evidenzia le sue Caratteristiche Protettive Contro lo Stress Ossidativo

Su un gruppo di 7 persone è stato condotto uno studio pilota a doppio cieco incrociato con l’impiego di placebo.

Per due settimane, ogni giorno hanno ricevuto 4 capsule di un placebo e successivamente per altre due settimane sono state somministrate 4 capsule di Microhydrin.

Sono stati quindi misurati nell’urina e messi a confronto i rapporti alchenali / creatinina.

Durante il periodo in cui è assunta Microhydrin, la protezione verso i radicali liberi è stata osservata essere maggiore del 43% rispetto al gruppo placebo.

Grazie a questo studio, si è quindi osservato che Microhydrin offre una protezione anche contro questa forma di radicali.

Gli Alcheni sono i prodotti ossidativi dei perossidi lipidici, che si verificano a seguito degli attacchi dei radicali liberi alle membrane lipidiche cellulari e lipoproteine.

Gli Alcheni sono indicatori di danni al corpo, dovuti ai radicali liberi. Questi son associati ad un più alto rischio di malattie legate all’età.

(Unpublished data: Gary Osborn, R.Ph. and Heriberto Salinas, MD., Texas Insitute of functional medicines, 1999)

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Effetti della Microhydrin sulla risposta cardiovascolare durante l’allenamento

Journal of Medicinal Food  –  Volume 4, Number 3, 2001 –  Marie Ann Liebert, Inc.

Kimberly L. Purly Lloyd, M.S.,1 Wendy Wasmund, B.S.,2 Leonard Smith,  M.D.,1 e Peter B. Raven, Ph.D2.

ANALISI

I minerali silicati amorfi, spesso descritti come polvere farinosa di roccia, erano una volta molto comuni nelle acque sorgive e nei flussi d’acqua di origine glaciale. Le particelle minerali della silice non solo legano chimicamente acqua ed altri elementi per trasportarli; ma possono legare anche idrogeno ridotto, che rilascia elettroni, svolgendo attività antiossidante o riducente sui fluidi circostanti. Lo scopo di questo studio è stato quello di esaminare la risposta del sistema cardiovascolare durante l’esercizio fisico dopo l’introduzione nella dieta dell’ integratore minerale silicato antiossidante, la microidrina (RBC Life Sciences, Inc., Irving, TX).

Leggi l’articolo completo su Coralkaline.

Abstracts di Studi Preliminari su Microhydrin® – Un Nanocolloide Funzionale Silicato

Clinton H. Howard and Kimberly Lloyd
Revisione di Gennaio, 2000

RBC Life Sciences sta conducendo una serie crescente di studi clinici e di laboratorio volti a valutare le caratteristiche nutrizionali ed i benefici della Microhydrin (250 mg per pastiglia), come minerale antiossidante. Gli articoli seguenti sono brevi riassunti dei risultati ottenuti da studi conclusi in gennaio 2000.

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La Microhydrin® ha Effettivamente Abbassato i Livelli di Acido Lattico presenti  nel Sangue Durante Esercizi Intensivi

 

Il Dipartimento di Fisiologia dello Sport dell’Università del Centro di Scienze della Salute, nel Nord del Texas a Fort Worth (Texas), ha condotto uno studio incrociato a doppio cieco con controllo placebo su 6 ciclisti maschi riguardo alla presenza di acido lattico (lattato) nel sangue durante 40K (24.8 mi), cronometrati nella corsa in bici a velocità massima. I soggetti hanno ricevuto 4 pastiglie di Microhydrin o di placebo giornaliere, assumendone una al mattino, due al pomeriggio ed una la sera, nella settimana prima del test ed anche nella stessa settimana del test. I soggetti si sono astenuti da ogni altro tipo di integratore non prescritto dal test durante il periodo dell’ esperimento; inoltre, ogni soggetto ha ricevuto 2 pastiglie con acqua 30 minuti prima di ogni prima dell’inizio di ogni prova fisica. I livelli di lattato nel sangue sono stati misurati prima e 5 minuti dopo ogni sessione di esercizio. La Microhydrin ha significativamente diminuito i livelli di acido lattico (lattato) se comparati con i placebo durante sforzo intensivo (p=0,03). (Pubblicazione tratta da: “ Journal of Medical Foods”, 1999 Vol 3 No.4 p151-159 Peter Raven Ph.D. 1999 & Wendy Wasmund, B.S. University of North Texas Health Science Center at Fort Worth, 1999.)

L’acido lattico si accumula durante esercizio intensivo o prolungato. E’ un problema comune tra atleti, persone che lavorano in ambienti esterni, praticano sports oppure fanno esercizio fisico per tempi prolungati.

I livelli decrementati di acido lattico (lattato) immediatamente dopo un esercizio intensivo sono un ulteriore indicatore dell’ abilità della Microhydrin ad aiutare a fornire una fonte energetica diretta (la produzione di ATP) necessaria alle funzioni cellulari. Una funzione energetica ergogenica si attua quando una sostanza aumenta l’energia biochimica senza l’introduzione di ulteriori carboidrati o calorie nella dieta.

La Microhydrin nell’idratazione intra ed extracellulare

E’ stato condotto uno studio preliminare a doppio cieco con controllo di tipo placebo utilizzando l’analizzatore a impedenza bioelettrico RJL che misura l’idratazione del corpo basandosi sullo status nutrizionale del paziente, metodo sviluppato da R.J.Liedtke. Sette soggetti hanno ricevuto 4 pastiglie giornaliere di placebo (polvere di crusca di riso). I valori medi hanno dimostrato un incremento dell’idratazione sia intracellulare che extracellulare dovuta al consumo di Microhydrin se comparati con quelli del gruppo placebo.

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Quando è stata consumata Microhydrin , il valore di idratazione totale corporea (acqua intra ed extra cellulare) è stata incrementata di 2.7%. Le variazioni osservate in TBW quando i soggetti hanno assunto Microhydrin ,  confrontati con i placebo, hanno mostrato sigificatività statistica  (p < 0.05) utilizzando il test del t di Student per piccoli campioni statistici.L’acqua intracellulare, l’indicatore più sensibile dello stato nutrizionale e metabolico, è aumentato del 2,7%. La massa cellulare corporea (volume intracellulare), un altro indicatore dell’acqua all’interno delle cellule, ha mostrato anch’esso un incremento del 2% durante l’assunzione della Microhydrin .image007     image008

Questi incrementi dei parametri osservati in acqua extracellulare sono risultati essere statisticamente significativi (p < 0.05) in caso di consumo di Microhydrin, se comparati con chi assumeva placebo. (Dati non pubblicati, Gary Osborn R.Ph. & Heriberto Salinas, MD Texas Institute of Functional Medicines, 1999)
La Massa Cellulare Corporea (BCM) e l’acqua intracellulare (ICW) sono valutazioni del volume intracellulare e dell’acqua entro ogni cellula, rispettivamente. L’acqua corporea extracellulare, la quale bagna le cellule, ha mostrato anch’essa un incremento di volume. L’acqua intracellulare rappresenta circa il 60% dell’acqua totale del corpo in un adulto sano. L’acqua intracellulare, come indicatore di integrità cellulare, è risultato essere più elevata nei lattanti, ma decrementa nel corso dell’invecchiamento o nella perdita di massa cellulare corporea. I tessuti cellulari sani mantengono acqua all’interno delle cellule ed hanno un più elevato metabolismo anabolico (sintesi) così come catabolico (frammentazione).

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La Microhydrin Protegge da Stress Ossidativo

E’ stato condotto uno studio preliminare a doppio cieco con controllo di tipo placebo su 7 soggetti che hanno ricevuto 4 pastiglie al giorno di Microhydrin  per due settimane, ricevendo in seguito 4 pastiglie di placebo al giorno per le successive due settimane. Sono stati misurati i livelli di alchenali/creatinina nelle urine. Durante l’assunzione di Microhydrin , è stata osservata una prtezione del 43% di incremento nella protezione da radicali liberi in confronto al gruppo che assumeva placebo. E’ stato osservato in questo studio che la Microhydrin  protegge nei confronti degli alchenali del siero. Gli alchenali sono i prodotti ossidativi dovuti a perossidazione dei lipidi del siero, causata da attacchi da parte dei radicali liberi verso lipidi di membrana e lipoproteine. Essi sono indicatori di danno da radicali liberi nel corpo, associato ad aumentato rischio di malattie correlate all’invecchiamento.

(Dati non pubblicati, Gary Osborn R.Ph. & Heriberto Salinas, MD Texas Institute of Functional Medicines, 1999)

Valutazione dell’Attività Microhydrin Nella Produzione di NADH in Vitro

La produzione di ATP, la principale fontedi energia nei mitocondri, dipende dalla produzione di NADH. L’idrogeno ridotto, generato dal ciclo di Krebs, viene trasportato dall’ NADH nei mitocondri tramite la reazione a catena di trasporto di elettronico che al suo culmine produrrà una molecola di ATP ed una molecola d’acqua.

L’Idrogeno è uno dei più importanti elementi donatori di un elettrone, un doppietto elettronico oppure del prorpio protone per le reazioni di ossido/riduzione di numerosi enzimi o intermedi all’interno di cicli metabolici cellulari. Tramite osservazione in vitro, è stata misurata la conversione di NAD+ ad NADH dopo l’aggiunta di Microhydrin. Il dosaggio di quantità a concentrazioni crescenti di Microhydrin  al NAD+ ha mostrato un incremento lineare nella produzione di NADH, misurandone l’assorbimento a 350 nm. (Dati non pubblicati, Joe McCord, Ph.D University of Colorado Health Sciences Center, 1998).

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Microhydrin Incrementa La Produzione di NADH Mitocondriale e Aumenta il Potenziale di Membrana Mitocondriale in Cellule di Fegato Intatte

Microhydrin  (200 mg/ml) è stata addizionata a cellule di fegato di ratto coltivate al 90% di terreno (500,000 cells/ 4ml medium). L’autofluorescenza nel blu dell’ NADH mitocondriale è stata visualizzata tramite scansione a microscopia confocale con laser invertito Zeiss LSM 410, utilizzando una lente ad immersione 40X e sfruttando una luce di eccitazione a 356/365 nm fornita da un laser ad argon UV. Nelle condizione operative scelte, l’autofluorescenza insorge principalmente da parte dell’ NADH mitocondriale. L’ossidazione da NADH a NAD+ comporta la perdita di fluorescenza dato che sono l’ NADH è fluorescente.

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Le linee del grafico schematizzano i dati dovuti a 3 esperimenti con Microhydrin e 3 campioni di controllo. Nel gruppo della Microhydrin  l’NADH è aumentato del 20% per 20 minuti, mentre nel gruppo di controllo si è verificato un decremento nella fluorescenza di NADH di circa il 30%. Questi esperimenti preliminari suggeriscono che la Microhydrin promuova il trasferimento elettronico al NAD+ in epatociti viventi intatti. Inoltre, la Microhydrin previene l’ossidazione spontanea (o sbiancamento) dell’ NADH che avviene generalmente durante un’incubazione di questo tipo (vedere esperimento di controllo), indicando dunque una continua ricarica del nucleotide piridinico (NADH).
Il potenziale di membrana mitocondriale è stato monitorato utilizzando una coltura di epatociti overnight (in incubazione per 12 ore), simile a quella usata nell’esperimento NADH e che è stata trattata per 20 minuti con la sonda fluorescente tetrametilrodamina metilestere (TMRM). Il medium di coltura è stato stabilizzato a pH 7.4 per garantire che gli effetti precedentemente osservati non fossero dovuti a effetti di pH. Le cellule trattate con TMRM sono state osservate in microscopia confocale con laser invertito Zeiss LSM 410, attraverso una lente da obbiettivo al 63X. In questi esperimenti, un incremento della fluorescenza mitocondriale di TMRM rappresenta un aumento della polarizzazione mitocondriale (potenziale di membrana più negativo). Le linee del grafico rappresentano i dati di 3 esperimenti con Microhydrin e 4 esperimenti di controllo. Nel gruppo di controllo la fluorescenza del TMRM è decrementata del 6% in 20 minuti. Nel gruppo con la Microhydrin , il segnale di TMRM è aumentato di circa 25% del suo valore basale. Queste osservazioni preliminari suggeriscono che la Microhydrin incrementi il potenziale di membrana mitocondriale in epatociti intatti e viventi. La combinazione di un aumento del potenziale di membrana mitocondriale e di aumento di NADH suggerisce un incremento della capacità bioenergetica dei mitocondri qualora sia presente Microhydrin  nella sospensione cellulare (Dati non pubblicati, 1999). La  sembra fornire elettroni o H- (ioni idruro) disponibili a cofattori che siano in grado di utilizzarli per la produzione di energia cellulare. L’ NADH apporta elettroni ai mitocondri tramite la catena di trasporto elettronico producendo H2Microhydrin 0 ed ATP, la sorgente energetica principale per numerose reazioni biochimiche intracellulari.Le linee del grafico schematizzano i dati dovuti a 3 esperimenti con Microhydrin e 3 campioni di controllo. Nel gruppo della Microhydrin l’NADH è aumentato del 20% per 20 minuti, mentre nel gruppo di controllo si è verificato un decremento nella fluorescenza di NADH di circa il 30%. Questi esperimenti preliminari suggeriscono che la Microhydrin  promuova il trasferimento elettronico al NAD+ in epatociti viventi intatti. Inoltre, la  previene l’ossidazione spontanea (o sbiancamentoMicrohydrin ) dell’ NADH che avviene generalmente durante un’incubazione di questo tipo (vedere esperimento di controllo), indicando dunque una continua ricarica del nucleotide piridinico (NADH).

Valutazione della Microhydrin come Eliminatore di Radicali Liberi

I test sulla Microhydrin  sono stati condotti utilizzando la tecnica di risonanza di spin elettronico (ESR), da parte di scienziati che sono specializzati nella valutazione di antiossidanti nell’ambito di autorevoli Università. Le notizie seguenti sono tratte dai risultati del test:

“Abbiamo condotto uno studio sull’attività antiossidante della Microhydrin attraverso numerosi metodi sperimentali. E’ stata rilevata attività di rimozione dei radicali idrossilici in due diversi preparati contenenti Microhydrin ”.

“Le nostre conclusioni sono che la Microhydrin abbia attività antiossidanti nei confronti di radicali idrossilici. I radicali idrossilici sono tra i più pericolosi radicali liberi dell’ossigeno che compaiano nei sistemi biologici. Sono gli stessi radicali che si formano tramite esposizione a radiazioni ionizzanti. Dunque, si è potuto stabilire che la Microhydrin  abbia attività a tale riguardo”. (Comunicazione Personale: Lester Packer, Ph.D., University of California at Berkley, 1999)

Valutazione della Microhydrin come Eliminatore di Radicali Liberi, Rapporto II

I test sulla Microhydrin  sono stati condotti utilizzando la tecnica di risonanza di spin elettronico (ESR), da parte di scienziati che sono specializzati nella valutazione di antiossidanti nell’ambito di Università differenti. Il testo seguente è stato tratto da un rapporto dello studio eseguito: “ Quando abbiamo effettuato il test standard dell’ attività della Superossido Dismutasi basata sulla riduzione del citocromo c tramite xantina xanthine (see J. Biol. Chem. 244: 6049-6055, 1969), la Microhydrin ha rivelato di avere due caratteristiche”:

1) La Microhydrin  può direttamente ridurre il citocromo c, dimostrando di essere un agente riducente (come un antiossidante).

2) La Microhydrin  può può inibire la riduzione del citocromo c mediata dal superossido, indicando di avere la possibilità di rimuovere il radicale libero superossido.

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“Quando testata con un metodo alternativo basato sulla capacità del superossido di ossidare l’epinefrina ad adenocromo, la Microhydrin  ha anche mostrato la sua capacità di rimuovere il radicale superossido e di inibirne il processo”. (Comunicazione personale: Joe McCord, Ph.D., University of Colorado Health Sciences Center, 1998).Un abstract di questi dati relativi ad antiossidanti in vitro è stato presentato e pubblicato agli atti nel 10° congresso dell’associazione nazionale dell’Idrogeno, pg. 595-610; 1999)

Medico che Utilizza Microhydrin Scala il Monte Everest Senza Ossigeno

Nel 1991, all’età di 39 anni, Denis Brown M.D. di British Columbia tentò di scalare il Monte Everest senza ossigeno di riserva. Raggiunse la quota di 7800 metri. Ancora nel 1994 ritentò la scalata e raggiunse gli 8400 metri prima di arrendersi alle condizioni estreme e tornare indietro. Nel 1999, a 47 anni aggiunse Microhydrin  al suo regime alimentrare. La Microhydrin  aiuta ad impedire la formazione di radicali liberi e l’acido lattico, e sostiene la produzione di ATP. Egli quindi riuscì a raggiungere la sommità sud alla quota di 8625 metri, senza ossigeno di scorta, riportando che stavolta si sentiva più forte ed aveva più energie rispetto alle scalate precedenti.

Maratoneta Migliora i Tempi di Percorrenza Utilizzando Microhydrin

Nel gennaio 1997, all’età di 39 anni, Andrey Kusnetzov disputò la maratona Brasiliana e finì in 2 hr. 17 min. and 52 sec. Il Dicembre successivo, aggiunse la Microhydrin al suo regime alimentare, assumendo due pastiglie con una terza pastiglia spezzata, in un bicchiere d’acqua al mattino ed ancora ogni sera. In Gennaio, corse due minuti più veloce, vincendo il premio della divisione “Master” (età 40+) alla Maratona Metodistica di Houston. Nel successivo Aprile 1998 egli continuò a migliorare i suoi tempi e vinse la maratona di Boston della categoria Master. Un anno dopo, all’età di 41 anni, in una gara con 12000 corridori, vinse ancora la maratona di Boston, categoria Master, nel miglior tempo di 2 hr. 14 min. and 20 sec., in antitesi con il forte vento ed il calore che ha causato agli altri corridori ai primi posti di finire in tempi più lenti rispetto agli anni passati. Seguendo la corsa, il direttore medico della RBC entrò nello spogliatoio dove i corridori esausti erano stremati sulle panche, ed erano soccorsi per collasso, ipertermia e nausea. Andrey restò in piedi, rilassato, e sembrava non avere risentito della corsa.

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Test sulle Funzioni della Microhydrin

La Microhydrin  è un Minerale silicato (silicio, potassio e magnesio), formatosi  tra colloidi estremamente piccoli e carichi negativamente (nanocolloidi), i quali sono stati saturati da idrogeno. I minerali sono risultati essere grandi tra 1-5 micrometri di diametro quando analizzati con microfotografie a scansione elettronica. La loro funzione è quella di fornire letteralmente trilioni di anioni idrogeno in grado di donare elettroni nei fluidi corporei. Gli elettroni, che Albert Szent-Gyorgyi ha chiamato il “carburante della vita”, sono abbondantemente disponibili in verdure crude cresciute in natura, frutta, e granaglie, ma sono carenti nella nostra dieta moderna troppo sovra-raffinata, acida o altamente ricca di cibi ossidanti, bibite e acqua da bere non di qualità. L’acqua imbottigliata ed in lattina è ossidata, acida, e non fornisce una fonte di elettroni. Quando consumata, il corpo deve sostanzialmente alterare le sue caratteristiche chimiche in modo da convertire l’acqua in fluido corporeo ottimale, sia intra che extracellulare. Tre di queste caratteristiche sono la conduttività (r), il potenziale di ossidazione/riduzione (ORP), e la tensione superficiale.

Traduzione a cura di Steve Zanardi. Vietata la copia o qualsiasi forma di riproduzione non autorizzata.

Microhydrin® – Un Integratore Minerale Silicato

Intrappola Idrogeno Ridotto Fornendo Proprietà Biologiche Antiossidanti in Vitro

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Introduzione

L’obiettivo di questa ricerca è stato lo studio degli effetti del minerale ridotto del silicato dell’idrogeno tramite diverse procedure standard che sembrano evidenziare le sue proprietà antiossidanti (potenziale di riduzione) in molecole biologiche. Dal momento che l’integratore minerale silicato equivalente viene saturato con idrogeno ridotto e fornisce in acqua un potenziale di riduzione approssiamativamente pari a 650 mV, è stato condotto uno studio per osservarne la capacità di rimozione dei radicali liberi dell’ossigeno utilizzando diverse metodologie riportate nella letteratura attuale. E’ stata anche essaminata la sua capacità di agire come agente riducente (antiossidante) in diversi tipi di analisi standard (riduzione diretta del citocromo C e del NAD+).

Idrogeno

L’idrogeno è vitale nei processi biologici a causa della sua struttura atomica unica.Si tratta di uno dei più importanti elementi donatori di un elettrone, una coppia di elettroni o del proprio protone nell’ambito di reazioni di riduzione/ossidazione (redox) di numerosi enzimi ed intermedi all’interno di processi metabolici attivi nella cellula. Numerose reazioni biochimiche dipendono dalla Nicotinamide adenino-dinucleotide (NAD, NADH) e flavino adenin-dinucleotide (FAD, FADH, FADH2) e dalle loro rispettive forme ridotte grazie al trasferimento di elettroni dall’idrogeno. Il trasferimento finale di elettroni  forniti dall’idrogeno avviene nel ciclo energetico durante la frammentazione del glucosio mediante la glicolisi, nel corso del ciclo dell’acido citrico e nella catena di trasferimento elettronico della respirazione mitocondriale (11) (fig. 5).

L’acqua di Hunza

Il ghiacciaio Ultar di Hunza , nella zona occidentale del Pakistan ha attratto, in questo secolo, l’interesse sia di geologi che di medici professionisti per via di una singolare associazione di perfetta salute e longevità da parte delle popolazioni che consumano l’acqua sorgiva del ghiacciaio (4-7). Le ricerche hanno rivelato che bevendo la roccia polverizzata dal ghiacciaio presente nel fiume Hunza , seguendo una dieta corretta, ed il far parte della comunità locale sono fattori critici nel raggiungere una notevole longevità, una bassa incidenza di patologie cardiache e una salute eccezionalmente buona in quella comunità (4-7).

Analizzando la correlazione tra la salute e l’uso di acqua di origine glaciale, è risultato evidente che tale acqua contiene abbondantemente tracce di importanti sali minerali,ma anche derivati amorfi dei silicati stessi, i quali hanno caratteristiche uniche per la relativa capacità di strutturare l’acqua e di trasportare minerali ed elettroliti (1,8,9). Nonostante la complessità degli studi strutturistici così come quelli cinetici dei gruppi silanolici (SiO2) presenti in numerosi complessi della silice (SiO2), la quantità d’acqua assorbita inizialmente in prossimità della superficie è orientata ed ha proprietà (entropia, mobilità e costante dielettrica) differenti da quelle dell’acqua disordinata (1).

Silicati

I  silicati rappresentano una famiglia di minerali e sono tra i componenti più abbondanti della crosta terrestre. Silicati naturali, sia cristallini che amorfi, sono presenti nei sedimenti fluviali, nelle sorgenti glaciali ed in ambienti marini. L’atmosfera,la pressione, le condizioni ioniche e le temperature nel corso di ere geologiche producono una varietà di silicati solubili. Numerose sorgenti d’acqua incluse le sospensioni minerali di origine glaciale sono state analizzate per il loro contenuto di derivati della silice e sali minerali (1,2). In particolare, numerose fonti di acque minerali e regioni glaciali sono state correlate alla salute delle popolazioni locali che sono dipese da esse per l’assunzione di acqua (3,4). Alcune relazioni tra l’ambiente geotermico, benessere e patologia sono ben documentate come nel caso della carenza di Iodio che comporta numerose disfunzioni della tiroide (gozzo, ipotiroidismo, cretinismo, ed incremento del rischio di insorgenza di tumori) (3). E’ stato compreso, attualmente, che numerosi minerali svolgono funzioni vitali come cofattori ed hanno un ruolo strutturale e funzionale all’interno di cellule e tessuti. Recenti osservazioni suggeriscono che gli ambienti geotermici delle sorgenti d’acqua hanno un impatto profondo sul livello di salute di umani ed animali (3-5).

I silicati tendono ad organizzare strutturalmente le molecole d’acqua su tre strati (wetting). In presenza di molecole d’acqua, i gruppi silanolici di piccoli silicati si ionizzano, producendo protoni mobili che si associano/dissociano con la superficie impartendovi una certa conduttività elettrica che attrae minerali e ioni come mostrato in figura 1 (1). Questi strati sono stati ulteriormente descritti come omega (o- strato d’acqua più interno), beta (ß- secondo strato o strato intermedio), e delta (d-strato d’acqua più esterno)(figura 1). L’interfaccia risultante tra superficie e soluzione che comprende gli strati d’acqua formati dai minerali viene denominata doppio strato elettrico o potenziale zeta. Questo strato ha una tendenza caratteristica a trasportare piccoli ioni, minerali ed elettroliti ( idrogeno, ferro, magnesio, sodio, ecc.) (1,8,9). Questi gruppi SiOH e la risultante struttura dell’acqua tendono ad imprigionare e setacciare i minerali. Essi trattengono anche gli atomi di idrogeno all’interno di queste strutture (1,9,10). Quando l’idrogeno viene ulteriormente ridotto, l’intera particella di silicato minerale acquisisce proprietà biologiche antiossidanti.

Materiali

Tutte le capsule utilizzate in reazioni antiossidanti e di riduzione contenevano 250 mg di silicati presenti naturalmente in alimenti, carbonato di potassio, solfato di magnesio ed acidi grassi e sono state sintetizzate tramite un processo privato basato su polvere di riso; esse sono state rese disponibili da RBC Life Sciences, Inc of Irving, Texas, così come il suo prodotto, la Microhydrin®.

Analisi del potenziale di riduzione della Microhydrin

Quando l’idrogeno ridotto del minerale silicato (Microhydrin) è stato dissolto o risospeso in un buffer fosfato salino, a pH 7.4, ha direttamente ridotto sia il citocromo c che il NAD+ indicando la sua forte capacità di riduzione (antiossidante). Quando è stata esaminata nel test dell’attività della superossido dismutasi-basata sulla riduzione del citocromo c tramite xantina / xantina ossidasi- essa ha ridotto il citocromo c. Queste reazioni complessive, la riduzione del citocromo (Cyt c) e la riduzione del NAD+ tramite l’idrogeno ridotto del minerale silicato (Mic) sono mostrate sotto. La riduzione del NAD+ sarà esaminata nel dettaglio successivamente.

Mic(H:-) + Cyt c(Fe+3) ½ Mic + Cyt c(Fe+2) + H+
and 2Mic(H:-) + NAD+ ½ 2Mic + NADH + H+

 Analisi della rimozione dei superossidi tramite Microhydrin

La riduzione di superossido mediata da citocromo c ha dimostrato che il minerale silicato ridotto ha inibito tale reazione, indicando che il minerale ridotto ha proprietà riducenti,  o di rimozione nei confronti del radicale superossido:

Mic (H:-) + O.2- + H+ ½ Mic + H2O2

In questo test la Microhydrin è risultata essere in grado di inibire e prevenire la riduzione del citocromo c da parte del superossido:

O.2- + Cyt c(Fe+3) ½ O2 + Cyt c(Fe+2)

Un test alternativo per comprendere meglio l’attività del  minerale silicato ha consistito nell’osservazione dell’ossidazione dell’epinefrina a adrenocromo da parte del superossido (dati non mostrati).

Microhydrin

O.2- + epinefrina ½ H2O2 + adrenocromo

Radicale libero superossido

Perossido di idrogeno

I dati mostrati nella Tabella 1 riguardano l’attività della superossido dismutasi (SOD) basata sull’ossidazione dell’epinefrina tramite il superossido.

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In questo esperimento l’idrogeno ridotto del minerale silicato ha nuovamente rimosso lo ione superossido. Quantitativamente, metà dell’inibizione massima è stata ottenuta ad una concentrazione di Microhydrin pari a 90 µg/ml (Tabella 1). Quando le concentrazioni di Microhydrin erano pari a 60 µg/ml o superiori, l’ossidazione dell’ epinefrina è stata inibita dimostrando che il minerale silicato ha ridotto il radicale libero del superossido. Le condizioni sperimentali hanno previsto presenza di superossido dismutasi alla concentrazione di 50 µg/ml con un tasso di conversione di 0.15 µg/ml (dati non pubblicati) (Tabella 1, Figura 2)

Riduzione di NAD con Microhydrin

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E’ stata successivamente esaminata l’abilità della Microhydrin di ridurre NAD+ a NADH. Il potenziale redox per questa reazione è –0.32 V (– 320 mV), richiedendo dunque un agente riducente piuttosto forte. La Microhydrin ha ridotto NAD+ a NADH. La riduzione di NAD+ è stata monitorata esaminando lo spettro di assorbimento da 200 nm a 500 nm. In tutti gli esperimenti successivi la riduzione del NAD+ è stata misurata come la differenza tra due lunghezze d’onda (da 340 nm a 500 nm).

La lunghezza d’onda a 500 nm è servita come riferimento (è indipendente dalla riduzione di NAD+, ma controlla le variazioni di torbidità  grazie agli effetti di scattering della luce
dovuti ai silicati) (Figura 3). Il NAD+  potrebbe essere titolato tramite l’aggiunta sequenziale di aliquote di Microhydrin in un modello lineare.

La Microhydrin è stata sospesa per 30 min. alla concentrazione di 10 mg/ml. La Microhydrin è stata aggiunta in modo incrementale ad una soluzione di NAD+ 60 µM (Figura 3).

Rimozione di Radicali Liberi Idrossilici con Microhydrin

Quando l’integratore a base di minerale silicato contenente idrogeno ridotto (Microhydrin) è stato analizzato per la sua attività antiossidante tramite tecniche di Risonanza di Spin Elettronico (ESR), l’attività dell’integratore ha dimostrato avere attività riguardante la rimozione di radicali liberi dell’ ossidrile (OH) alla concentrazione di 0.625 mg/ml (figura 4).

I radicali ossidrilici sono stati generati tramite la reazione di Fenton.Tutti i reagenti sono stati disciolti in un buffer con fosfato di potassio 0.1 M, pH 7.4, con l’eccezione FeSOche è stato dissolto in acqua distillata. Cinquanta microlitri di soluzione campione, 0.18 DMPO (spin trap, 5,5 dimetil- pirrolo-N-ossido) (50 µ), 2mM H2O(50 µl) e FeSO4 0.2 mM (50 µl) sono stati miscelati per 10 secondi e trasferiti rapidamente in una cuvetta piatta al quarzo (capacità 200 ml, JEOL, Tokyo, Japan). Esattamente 30 secondi dopo l’addizione di FeSO4 è stato registrato lo spettro in ESR dello spin di DMPO-OH (dati non pubblicati) (figura 4).

Due campioni dell’integratore sono stati valutati così: il primo mostrando rimozione di radicali liberi idrossilici a 0.19 ± 0.05 EPC-K1 µmol-equivalenti / mg e l’altro a 0.15 ± 0.03 EPC-K! µmol-equivalenti / mg (dati non pubblicati).

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Conclusioni
Idrogeno ridotto nel ciclo energetico

Questi studi preliminari hanno dimostrato che l’idrogeno ridotto del minerale silicato è un antiossidante (agente riducente) che utilizza svariate strategie. E’ stato dimostrato che riduce direttamente NAD+ a NADH . Il NAD+ e la sua forma ridotta, NADH, sono i cofattori primari che partecipano in numerose reazioni biochimiche per il metabolismo e la produzione energetica nella cellula inclusa la catena di trasporto elettronico mitocondriale  e la produzione di ATP (adenosina trifosfata) ad essa accoppiata. Nel caso di enzimi deidrogenasici collegati a NAD come la gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi, l’idrogeno ridotto (H:-) viene generato cosicchè possa entrare direttamente nella catena di trasporto elettronico (11). Vengono generati due ioni di idrogeno ridotto per ogni ciclo completo di glicolisi dove entrambi donano assieme un totale di quattro elettroni che entrano nella catena di trasporto elettronico dei mitocondri (Figura 5) (11).

E’ stato osservato che il minerale silicato ridotto è un forte riducente tramite la riduzione diretta di citocromo c. Il Citocromo c è una proteina di trasporto di elettroni cruciale, contenente un atomo di ferro, facente parte della catena di trasporto elettronico respiratoria delle cellule umane.Il citocromo c è accoppiato alla produzione di ATP mitocondriale, principale sede di sintesi dell’ ATP.

image005 La produzione di energia in forma di ATP viene effettuata tramite tre processi: la glicolisi, il ciclo dell’acido citrico (ciclo di Kreb’s) e la respirazione mitocondriale realizzata tramite il trasferimento di elettroni tra idrogeni ed idrogeni ridotti. In queste vie metaboliche partecipano importanti intermedi come NAD, NADH, FAD, FADH e FADH2.

Numerosi altri processi metabolici nella cellula dipendono da ATP e tra questi cofattori contenenti idrogeno ridotto per l’utilizzo degli acidi grassi, sintesi proteica, sintesi e riparazione del DNA, regolazione genica, e deaminazione di aminoacidi per l’escrezione di ammoniaca in forma di urina, per citarne alcuni (11).

Funzione antiossidante della Microhydrin

Un antiossidante (agente riducente) è un composto che ha un elettrone disponibile da donare ad un’altra molecola che ne abbia bisogno al fine di stabilizzare la propria stabilità. Gli elettroni che orbitano attorno ai nuclei atomici preferiscono disporsi negli orbitali in numero pari (2, 4, 6, 8). Alcune molecole, come gli ioni idrossile e superossido, se non vengono subito ridotti (addizionati di un elettrone) avranno un’affinità elettronica forte abbastanza da strappare elettroni a caso da altre molecole che subiranno gravi danni qualora ciò avvenga. Quando le bio-molecole cellulari vengono danneggiate in questo modo, le cellule iniziano ad “invecchiare”, o comunque non sono più normali come invece le cellule sane.

L’integratore minerale silicato ridotto è stato anche ritenuto in grado di rimuovere il radicale superossido ed i radicali liberi idrossilici. I radicali idrossilici sono tra i più pericolosi radicali liberi dell’ossigeno che si creino in sistemi biologici e sono gli stessi che si formano in caso di esposizione a radiazioni ionizzanti. Entrambi questi radicali liberi causano un esteso danno ossidativo a macromolecole biologiche come il DNA, la membrana di catene di acidi grassi poliinsaturi, ed enzimi (12,13). Il danno da radicali liberi (stress ossidativo) è attualmente considerato come avente un ruolo attivo in patologie come L’Alzheimer, l’ artrite reumatoide, problemi respiratori dell’adulto, cancro, problemi cardiovarcolari e di circolazione sanguigna ed invecchiamento precoce (12,13).

Idrogeno come antiossidante (donatore di elettroni)

Studi recenti hanno dimostrato che l’idrogeno nella sua forma ridotta rimuove le specie reattive dell’ossigeno e protegge il DNA dal danno dovuto ai radicali liberi dell’ossigeno (13). L’idrogeno ridotto è considerato essere una specie reattiva ideale per contrastare i radicali liberi dell’ossigeno. Dal momento che l’acqua è un solvente in cui tutti gli organismi viventi sono nati, che compone la matrice della vita e che supporta tutte le reazioni intermolecolari, è stato compreso ora che anche questo fa parte del suo ruolo biologico (13,15). Varie funzioni della chimica dell’acqua, della sua chimica geologica, anche il suo trasporto attraverso la membrana cellulare (regolato geneticamente), e le sue funzioni biochimiche sono attualmente in fase di studio più intensivo.

L’idrogeno nel suo stato basale possiede un elettrone. Esso può essere trovato in natura anche con due elettroni, noto come ione idruro (H:-) o idrogeno ridotto. L’idrogeno può essere ridotto quando l’acqua viene sottoposta ad elettrolisi, oppure quando si utilizzano procedure catalitiche (13-15). L’idrogeno prodotto nel processo viene chiamato idrogeno attivo a causa del suo attivo potenziale di riduzione come antiossidante ed ha un potenziale redox di -350 mV (13-15). L’acqua ridotta, l’integratore disciolto e l’acqua dello Hunza hanno valori di potenziale redox di -350 mV o più bassi, indicando bassi livelli di ossigeno disciolto ed alti livelli di idrogeno disciolto in soluzione, che mostrano proprietà esclusive dell’idrogeno ridotto e della disponibilità di elettroni uniche in questi sistemi. Frullati di frutta fresca e succhi vegetali mostrano anch’essi valori di potenziale redox negativi (16).

Altri antiossidanti (es: Vitamina E, C, ecc.) non hanno la tendenza a mostrare questo tipo di disponibilità elettronica, come osservato in misurazioni standard del potenziale redox, a causa delle varie strutture delle molecole, delle loro caratteristiche chimiche individuali e funzionali in prossimità di reazioni che tendono a determinare il loro ruolo di antiossidanti. L’acido ascorbico, o vitamina c (+80 mV) ha un potenziale redox realtivo molto maggiore di NADH (-320 mV), o del silicato ridotto (-650 mV), dunque, una pari quantità di acido ascorbico non ridurrebbe la stessa quantità di Nad+ con la stessa cadenza della Microhydrin (un agente riducente più forte).

L’acido ascorbioc comunque è necessario come agente donatore di un elettrone in specifiche reazioni enzimatiche che necessitano unicamente di esso per funzionare, come nel caso di altre vitamine antiossidanti. Nonostante molte vitamine abbiano mostrato attività antiossidanti all’interno ed al di fuori del loro ruolo di cofattori enzimatici, gli antiossidanti vengono ora sintetizzati per agire contro i radicali liberi generati per errore da processi metabolici o da intermedi periferici e possono prevenire danni altrimenti provocati da reazioni radicaliche.

Dato che il silicato ridotto può fornire elettroni per numerose reazioni come antiossidante, è stato ulteriormente studiato riguardo a queste importanti funzioni antiossidanti. Dal momento che le molecole biologiche possono essere protette dall’ossidazione (perdita di elettroni) qualora sia presente idrogeno ridotto per fornire elettroni, il minerale silicato ridotto può fornire un ulteriore funzione in aggiunta al suo apporto di sali minerali ed elettroliti. Questa funzione antiossidante potrebbe essere un importante fattore in sistemi di minerali silicati trovati in acque di origine glaciale rinomate per la salute e la longevità delle popolazioni locali che se ne servano (4-7).

Funzioni Biologiche dei Silicati

Il Silicio (nome dell’elemento) è stato scoperto essere un importante elemento necessario per la formazione di cartilagine e tessuto osseo (18). I silicati sono essenzialmente atossici se assunti oralmente come evidenziato dal loro uso per oltre quarant’anni come rivestimento dell’acido formico (magnesio trisilicato) per la cura di indigestioni gastriche. I composti silicati sono stati anche usati in composti farmaceutici (Salicilato Metilsilanetriolo) per ischemie circolatorie ed oseoporosi (18). I composti silicati hanno proprietà solvatanti uniche come spesso mostrato nel loro utilizzo in esperimenti biologici (es: stabilizzazione di biomolecole in colonne cromatografiche). Uno studio recente ha rivelato che i silicati forniscono un effetto protettivo nei confronti di alte dosi di alluminio in acqua potabile associato ad un miglioramento cognitivo negli anziani specialmente quando il pH era alto (17). Soluzioni colloidali contenenti silicati sono state impiegate con successo per conservare cuori canini e simili per trapianti (19,21).

Quando l’integratore minerale silicato è stato assunto oralmente in uno studio clinico preliminare su soggetti umani, esso ha iniziato a manifestare effetti sul pH delle urine. Molti valori hanno mostrato cambiamenti verso un pH più alcalino, considerato benefico per la salute. Uno stato perpetuo di acidosi ematica ed urinaria può infatti indicare compromissione della salute. In questo medesimo studio è stato osservato il trasporto di sali minerali ed elettroliti per ottimizzare i risultati osservati da un punto di vista statisticamente significativo (p < 0.05); i valori risultanti sono relativi alla resistività (1/conductivity) del sangue e delle urine in otto soggetti dopo l’assunzione di 4 capsule di integratore al giorno per 18 giorni (20).

Alcuni nutrizionisti  affermano che una carenza di silicati è coinvolta nell’insorgenza di diverse disfunzioni umane incluse arteriosclerosi, artriti ossee ed ipertensione, così come il processo di invecchiamento (18). Queste affermazioni dimostrano il fabbisogno critico di studiare l’importanza dell’assunzione di silicati e dei loro effetti, specialmente in soggetti anziani (18). Grazie alle uniche proprietà dei silicati minerali, le loro proprietà antiossidanti, il loro utilizzo a lungo termine, la sicurezza e le recenti ricerche, le comunità scientifiche e nutrizioniste continuano a studiare le potenzialità di questi minerali così come i loro numerosi benefici nutrizionali.

Traduzione a cura di Stefano Zanardi. Vietata la copia o qualsiasi forma di riproduzione non autorizzata.

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