Gravidanza e Acqua Alcalina Coral-Mine

Una nuova vita… Uno dei momenti più meraviglioso ed emozionante per una donna è sicuramente quello di trovarsi in “dolce attesa”. Nello stesso tempo, soprattutto nei primi tre mesi, dovrà spesso convivere (85% dei casi) con una situazione angosciosa, le nausee.

 

I motivi possono essere diversi, squilibrio ormonale, fattori psicologici, intestino pigro e cinetosi, meglio conosciuta come il mal d’auto. Un altro dei motivi delle nausee è di natura immunitaria e altera il metabolismo della donna aumentando la quantità dei succhi gastrici.

Ecco quindi che con il vomito lo stomaco perde acido cloridrico innescando un processo di de-acidificazione e nello stesso tempo produce bicarbonato auto-alcalinizzandosi.

Questo processo di de-acidificazione è necessario per preparare l’utero ad accogliere la nuova vita in un ambiente di perfetto equilibrio acido-base.

Questa è la fondamentale condizione che proteggerà il bambino mentre si sviluppa.

Il liquido amniotico è alcalino e deve rimanere tale per tutto il periodo della gravidanza perché questa sarà una delle migliori garanzie per una regolare gestazione e la salute del feto.

Perché avviene tutto questo?

E’ risaputo che il nostro stomaco ha una funzione fondamentale, quella digestiva ma ne svolge anche un’altra importantissima: eliminare le scorie acide dal nostro organismo.

Alla base di questo processo esiste un esigenza poco conosciuta e straordinaria: il nostro stomaco la fa da padrone nella naturale auto-regolazione  dell’equilibrio acido-basico. Non permette a nulla e nessuno di far prevalere un ambiente acido.

Immaginate una bilancia, a destra ci sono i minerali alcalini e a sinistra quelli acidi.
Per sostenere la vita e la nostra salute (questo avviene in tutti gli esseri umani in qualunque momento della vita)  la “bilancia” deve pendere leggermente a destra, il nostro stesso sangue ha un pH di 7,365 e anche delle piccole variazioni possono portare degli scompensi notevoli all’organismo.

Per questo l’ordine è imperativo: ciò che acidifica deve essere eliminato!

Che relazione ha tutto questo con la condizione della gravidanza?

Semplice, come abbiamo considerato, gravidanza significa aumento di acidità e quindi maggiore tossicità, tutto questo è dovuto anche al fatto che  la madre deve dare maggiori minerali alcalini al feto che chiaramente ha la precedenza nel riceverli.

Ecco spiegato perché la madre è soggetta a iper-acidità e spesso le sue riserve alcaline si esauriscono rapidamente.

Il bambino viene alimentato attraverso il cordone ombelicale favorendo lo sviluppo cellulare e nello stesso tempo producendo rifiuti acidi. Per questo motivo è importante che la futura mamma includa nella sua dieta molta frutta e verdura cruda che facilita l’apporto di molti minerali alcalini.

Se così non fosse, se la mamma predilige un alimentazione acidificante, grassi e proteine animali, formaggi, dolci industriali, farine raffinate, e zuccheri semplici, è chiaro che l’organismo, pur di preservare un ambiente alcalino al feto e al liquido amniotico, è disposto ad auto sabotarsi  arrivando al punto di prelevare i minerali alcalini dove sono maggiormente presenti e cioè nelle ossa e nei denti.

Quali potrebbero essere alcuni consigli per prevenire le nausee?

Eccone alcuni:

  • Seguire una dieta salutare, varia ed equilibrata. Fare cinque pasti al giorno e non restare a digiuno troppo tempo.
  • Alzarsi piano quando si è coricati.
  • Evitare di stendersi con la schiena e movimenti bruschi. Stendersi sul lato sinistro per favorire il flusso di sangue al cuore e al cervello.
  • Preferire i luoghi con aria fresca ed evitare quelli caldi e con molta gente.
  • IDRATAZIONE CORRETTA, bere Coral-Mine durante tutta la giornata.

Essendo idratante e ALCALINA l’acqua trattata con Coral-Mine, combinata con una dieta sana, da un grande supporto all’organismo della donna dimostrandosi una grande alleata nel mantenere il giusto apporto di MINERALI ALCALINI altamente biodisponibili.

Permette inoltre il giusto approvvigionamento e il mantenimento nutrizionale prima della gestazione, predisponendo il sistema biologico della donna nello stato ottimale per il concepimento,  ma anche durante la gestazione.

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Bere o Non Bere Acqua Imbottigliata?

In Italia il 33% dei cittadini non si fida di bere l’acqua di rubinetto.
I dati Istat dimostrano che la maggior parte delle persone piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato, ritenendola erroneamente più buona ma soprattutto più sicura. Nemmeno la grande differenza di costo riesce a cambiare questa abitudine: se un litro di acqua del rubinetto lo paghiamo in media appena 0,5 millesimi di euro al litro, una bottiglia di acqua costa circa 1.000 volte di più.

Il consumo procapite annuo di acqua in bottiglia degli italiani si aggira intorno ai 200 litri, rendendo l’Italia il primo paese in Europa per consumi di acque imbottigliate, battuto solo da Emirati Arabi e Messico.
Il volume di affari del settore in Italia nel 2007 (192 fonti e 321 marche) ha raggiunto la cifra ragguardevole di 2,25 miliardi di euro, a fronte di canoni di concessione a dir poco irrisori pagati dalle società imbottigliatrici alle Regioni.

Non esistendo una legge nazionale, ciascuna amministrazione regionale decide come meglio crede e i canoni risultano estremamente variabili, non solo nel costo ma anche nei criteri di definizione. E il quadro che emerge somiglia molto ad una lotteria, dove però vincono sempre gli imbottigliatori.

L’assenza di una regolamentazione dei canoni di concessione, che tenga conto dei costi connessi all’attività di prelievo, imbottigliamento e vendita dell’acqua minerale, ha come conseguenza una assoluta mancanza di uniformità tra regione e regione. Il canone corrisposto alle Regioni ad oggi è insufficiente affinché queste ultime riescano a ricoprire anche solo le spese per la gestione amministrativa, per la manutenzione e la sorveglianza delle aree dove insistono le sorgenti, senza considerare quanto viene speso per smaltire le numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali, che sfuggono alle raccolte differenziate.

Insomma, continua a regnare il caos in materia, nonostante le indicazioni del “Documento di indirizzo delle Regioni italiane in materia di acque minerali naturali e di sorgente” approvato il 16 novembre 2006 dalla Conferenza delle Regioni. Tale documento prevede dei valori minimi e massimi in cui devono rientrare i costi delle concessioni in base ai litri imbottigliati o agli ettari, e la determinazione del canone anche in base ai principi di tutela e valorizzazione della risorsa idrica, oltre che in considerazione dell’impatto delle attività di prelievo e imbottigliamento dell’acqua sul territorio.

A ormai 2 anni e mezzo dall’approvazione di quel documento il quadro non è cambiato di molto: le tariffe e le modalità per definire il canone continuano ad essere diverse tra Regione e Regione e spesso inaccettabili. Unica cosa in comune è che si tratta di canoni assolutamente irrisori se paragonati al grosso volume di affari legato all’acqua in bottiglia. Facendo il rapporto tra il contributo incassato dalla Regione e il totale dei litri imbottigliati emerge come il costo dell’acqua sul prezzo finale di una bottiglia da un litro costituisca una cifra davvero insignificante.

Solo per fare un esempio, in Veneto, dove è previsto il canone per metro cubo più alto del Paese, il costo per le società imbottigliatrici su ciascun litro di acqua corrisponde ad appena lo 0,6% del prezzo finale che paghiamo noi consumatori al momento dell’acquisto. Il resto se ne va per le spese di imballaggio (pari al 60% del costo finale dell’acqua minerale!), di trasporto, costo del lavoro, pubblicità e altro che costituiscono oltre il 90% del prezzo finale della bottiglia. In base a questi dati, quando andiamo a comprare l’acqua minerale per assurdo non paghiamo tanto l’acqua quanto ciò che le sta attorno.

E ancora, è assurdo pensare che la stessa risorsa idrica costi in Puglia solo 1 euro per ciascun ettaro di concessione, indipendentemente da quanto ne viene prelevata, e in Veneto 3 euro ogni mille litri imbottigliati, oltre a 587 euro circa per ciascun ettaro, ovvero 570 volte in più rispetto alla Puglia, dove fra l’altro la risorsa idrica disponibile è senz’altro molto minore e di conseguenza dovrebbe essere anche molto più preziosa.

Legambiente e Altreconomia chiedono quindi a tutte le Regioni italiane inadempienti l’immediato adeguamento della normativa regionale ai canoni previsti dal documento di indirizzo del 2006.

Ad oggi solo alcune Regioni hanno approvato recentemente delle leggi che hanno adeguato la precedente normativa (Toscana, Valle d’Aosta), altre sono in fase di redazione o approvazione di una legge specifica (Trento, Friuli Venezia Giulia). Certe Regioni hanno previsto un sistema di premialità per chi imbottiglia in vetro anziché in plastica (Lazio, Marche, Toscana, Campania, Veneto).

Come si potrebbe evitare tutto questo marasma? Riducendo il consumo di acque minerali, che nel nostro Paese ha raggiunto livelli da record per niente invidiabili, e ricominciando a bere l’acqua di rubinetto, con evidenti vantaggi ambientali e con conseguente risparmio a beneficio per l’intera collettività.

Un italiano su 3 non si fida di bere l’acqua che arriva direttamente nella propria casa. Recuperare la fiducia delle famiglie italiane nell’acqua di rubinetto è oggi una priorità.

Infatti, l’acqua di rubinetto subisce controlli costanti, deve rispondere a requisiti di qualità molto più severi rispetto all’acqua imbottigliata, arriva dentro casa molto più comodamente e a costi di gran lunga inferiori all’acqua che compriamo al supermercato. Naturalmente anche l’impatto ambientale dell’acqua di casa nostra è molto minore, se pensiamo che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziata e avviato al riciclaggio e i contenitori in vetro rappresentano solo il 19% del totale. La conseguenza dell’eccessivo utilizzo di plastica sta causando danni notevoli al nostro pianeta.

Per questi motivi Legambiente e Altreconomia continuano insieme la “battaglia di civiltà” per promuovere in tutta Italia, nelle case e nei pubblici esercizi, l’acqua del Sindaco. Perché è buona, economica, controllata e non inquina.

Infine, per rendere l’acqua più biodisponibile può essere trattata con Coral-Mine, combinata con una dieta sana, da un grande supporto all’organismo dimostrandosi una grande alleata nel mantenere il giusto apporto di MINERALI ALCALINI altamente biodisponibili.

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E’ meglio bere acqua povera o ricca di minerali?

Perché questa domanda?

Semplice, se visiti gli scaffali di un supermercato troverai acque minimamente mineralizzate (residuo fisso fino a 50 mg/l) oligominerali (da 51 a 500 mg/l) medio minerali (501 a 1500 mg/l) e ricche di sali minerali (oltre 1500 mg/l). Anche l’acqua del rubinetto può essere più o meno ricca di minerali, a seconda della zona di provenienza. La decisione di acquistare un tipo di acqua piuttosto che un altra viene spesso lasciata alla sensazione del gusto; c’è chi predilige una sensazione di leggerezza e quindi sceglierà un acqua con un residuo fisso basso.

Chi invece preferisce un acqua più “corposa” sceglierà un acqua con un residuo fisso maggiore. Coloro che non sono sensibili al gusto, probabilmente seguiranno l’influenza della pubblicità. Ma per i più attenti e sensibili, soprattutto coloro che devono decidere se optare per un sistema di filtrazione (micro filtrazione) piuttosto che un altro (osmosi inversa), la risposta è importante. Meglio scegliere un sistema che lascia tutti i minerali nell’acqua o uno che abbatte il residuo fisso lasciandone pochi? Esistono due correnti di pensiero al riguardo:

L’acqua deve contenere tutti i minerali presenti perchè l’organismo ha necessità di assimilarli.
L’acqua deve contenere pochi minerali perché nella forma in cui sono presenti vengono assorbiti in una minima quantità

Cosa dice la Scienza?

E’ interessante ciò che è stato scoperto da una delle più prestigiose università della Scandinavia (università di Lund) inclusa tra le cento migliori del mondo.

Esaminando i campioni di capelli di 90 donne, 47 provenivano da zone dove l’acqua potabile è acida (pH minore di 7). Le altre 43 provenivano da zone dove l’acqua è alcalina (pH maggiore di 7). Sono state messe a confronto le quantità di minerali presenti nell’acqua potabile di rubinetto delle donne con quelle presenti nei loro capelli. I ricercatori hanno riscontrato che le donne che bevono acqua alcalina hanno più alti livelli di calcio, molibdeno ferro e selenio. Questi minerali sono raccomandati per l’assunzione giornaliera proprio perché sono minerali alcalini. Le donne che bevono acqua acida avevano invece una più alta concentrazione di minerali come boro e bario, entrambi dannosi per la salute.

E’ stato anche notato che le donne che avevano bevuto l’acqua alcalina avevano quantità appropriate di minerali essenziali nella dieta proprio a causa dell’importanza della presenza di minerali nell’acqua. Un altro vantaggio nel bere acqua alcalina è stato osservato da questa constatazione: “Il rapporto di selenio / concentrazioni di mercurio è piu’ nei campioni di capelli ottenuto nel distretto alcalino (p minore di 0.001). Cio’ indica che questi soggetti possono avere una migliore protezione contro gli effetti tossici del mercurio”.

L’alcalinità è quindi una caratteristica che valorizza l’acqua (determinabile misurando il pH) perché permette una maggiore assimilazione dei minerali alcalini quindi maggiormente bio disponibili per l’organismo. Le acque acide e povere di minerali sono penalizzate da questo punto di vista ma con un semplice test è possibile rilevare in tempo reale sia il pH che il residuo fisso.

Essendo idratante e ALCALINA l’acqua trattata con Coral-Mine, combinata con una dieta sana, da un grande supporto all’organismo dimostrandosi una grande alleata nel mantenere il giusto apporto di MINERALI ALCALINI altamente biodisponibili.

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