Bere o Non Bere Acqua Imbottigliata?

In Italia il 33% dei cittadini non si fida di bere l’acqua di rubinetto.
I dati Istat dimostrano che la maggior parte delle persone piuttosto che aprire il rubinetto per riempire il bicchiere sono disposte ad acquistare pesanti confezioni d’acqua al supermercato, ritenendola erroneamente più buona ma soprattutto più sicura. Nemmeno la grande differenza di costo riesce a cambiare questa abitudine: se un litro di acqua del rubinetto lo paghiamo in media appena 0,5 millesimi di euro al litro, una bottiglia di acqua costa circa 1.000 volte di più.

Il consumo procapite annuo di acqua in bottiglia degli italiani si aggira intorno ai 200 litri, rendendo l’Italia il primo paese in Europa per consumi di acque imbottigliate, battuto solo da Emirati Arabi e Messico.
Il volume di affari del settore in Italia nel 2007 (192 fonti e 321 marche) ha raggiunto la cifra ragguardevole di 2,25 miliardi di euro, a fronte di canoni di concessione a dir poco irrisori pagati dalle società imbottigliatrici alle Regioni.

Non esistendo una legge nazionale, ciascuna amministrazione regionale decide come meglio crede e i canoni risultano estremamente variabili, non solo nel costo ma anche nei criteri di definizione. E il quadro che emerge somiglia molto ad una lotteria, dove però vincono sempre gli imbottigliatori.

L’assenza di una regolamentazione dei canoni di concessione, che tenga conto dei costi connessi all’attività di prelievo, imbottigliamento e vendita dell’acqua minerale, ha come conseguenza una assoluta mancanza di uniformità tra regione e regione. Il canone corrisposto alle Regioni ad oggi è insufficiente affinché queste ultime riescano a ricoprire anche solo le spese per la gestione amministrativa, per la manutenzione e la sorveglianza delle aree dove insistono le sorgenti, senza considerare quanto viene speso per smaltire le numerose bottiglie in plastica derivanti dal consumo di acque minerali, che sfuggono alle raccolte differenziate.

Insomma, continua a regnare il caos in materia, nonostante le indicazioni del “Documento di indirizzo delle Regioni italiane in materia di acque minerali naturali e di sorgente” approvato il 16 novembre 2006 dalla Conferenza delle Regioni. Tale documento prevede dei valori minimi e massimi in cui devono rientrare i costi delle concessioni in base ai litri imbottigliati o agli ettari, e la determinazione del canone anche in base ai principi di tutela e valorizzazione della risorsa idrica, oltre che in considerazione dell’impatto delle attività di prelievo e imbottigliamento dell’acqua sul territorio.

A ormai 2 anni e mezzo dall’approvazione di quel documento il quadro non è cambiato di molto: le tariffe e le modalità per definire il canone continuano ad essere diverse tra Regione e Regione e spesso inaccettabili. Unica cosa in comune è che si tratta di canoni assolutamente irrisori se paragonati al grosso volume di affari legato all’acqua in bottiglia. Facendo il rapporto tra il contributo incassato dalla Regione e il totale dei litri imbottigliati emerge come il costo dell’acqua sul prezzo finale di una bottiglia da un litro costituisca una cifra davvero insignificante.

Solo per fare un esempio, in Veneto, dove è previsto il canone per metro cubo più alto del Paese, il costo per le società imbottigliatrici su ciascun litro di acqua corrisponde ad appena lo 0,6% del prezzo finale che paghiamo noi consumatori al momento dell’acquisto. Il resto se ne va per le spese di imballaggio (pari al 60% del costo finale dell’acqua minerale!), di trasporto, costo del lavoro, pubblicità e altro che costituiscono oltre il 90% del prezzo finale della bottiglia. In base a questi dati, quando andiamo a comprare l’acqua minerale per assurdo non paghiamo tanto l’acqua quanto ciò che le sta attorno.

E ancora, è assurdo pensare che la stessa risorsa idrica costi in Puglia solo 1 euro per ciascun ettaro di concessione, indipendentemente da quanto ne viene prelevata, e in Veneto 3 euro ogni mille litri imbottigliati, oltre a 587 euro circa per ciascun ettaro, ovvero 570 volte in più rispetto alla Puglia, dove fra l’altro la risorsa idrica disponibile è senz’altro molto minore e di conseguenza dovrebbe essere anche molto più preziosa.

Legambiente e Altreconomia chiedono quindi a tutte le Regioni italiane inadempienti l’immediato adeguamento della normativa regionale ai canoni previsti dal documento di indirizzo del 2006.

Ad oggi solo alcune Regioni hanno approvato recentemente delle leggi che hanno adeguato la precedente normativa (Toscana, Valle d’Aosta), altre sono in fase di redazione o approvazione di una legge specifica (Trento, Friuli Venezia Giulia). Certe Regioni hanno previsto un sistema di premialità per chi imbottiglia in vetro anziché in plastica (Lazio, Marche, Toscana, Campania, Veneto).

Come si potrebbe evitare tutto questo marasma? Riducendo il consumo di acque minerali, che nel nostro Paese ha raggiunto livelli da record per niente invidiabili, e ricominciando a bere l’acqua di rubinetto, con evidenti vantaggi ambientali e con conseguente risparmio a beneficio per l’intera collettività.

Un italiano su 3 non si fida di bere l’acqua che arriva direttamente nella propria casa. Recuperare la fiducia delle famiglie italiane nell’acqua di rubinetto è oggi una priorità.

Infatti, l’acqua di rubinetto subisce controlli costanti, deve rispondere a requisiti di qualità molto più severi rispetto all’acqua imbottigliata, arriva dentro casa molto più comodamente e a costi di gran lunga inferiori all’acqua che compriamo al supermercato. Naturalmente anche l’impatto ambientale dell’acqua di casa nostra è molto minore, se pensiamo che ancora oggi solo un terzo delle bottiglie di plastica viene raccolto in maniera differenziata e avviato al riciclaggio e i contenitori in vetro rappresentano solo il 19% del totale. La conseguenza dell’eccessivo utilizzo di plastica sta causando danni notevoli al nostro pianeta.

Per questi motivi Legambiente e Altreconomia continuano insieme la “battaglia di civiltà” per promuovere in tutta Italia, nelle case e nei pubblici esercizi, l’acqua del Sindaco. Perché è buona, economica, controllata e non inquina.

Infine, per rendere l’acqua più biodisponibile può essere trattata con Coral-Mine, combinata con una dieta sana, da un grande supporto all’organismo dimostrandosi una grande alleata nel mantenere il giusto apporto di MINERALI ALCALINI altamente biodisponibili.

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Analisi Energetica-Biolettrica dell’Acqua

Analisi Energetica-Bioelettronica dell’Acqua (fonte: A. Fellin, Quale acqua per la nostra salute? TecnicheNuove, Milano, 2003 pag. 19-26;)

L’analisi Energetica-bioelettronica secondo Vincent (idrologo francese) è la più importante per la salute umana; infatti, anche se tutte le altre analisi danno esiti favorevoli, ma questa dà esito negativo, possono insorgere gravi problemi per la salute a medio lungo termine.

Con l’analisi bioelettronica si quantifica l’energia globale dell’acqua, che viene espressa in micro watt; questa misura dipende da tre parametri:

a) il pH che  determina l’acidità (parametro magnetico);

b) l’rh2 che determina l’ossidoriduzione parametro elettrico);

c) la resistività ro (parametro elettrico).

a) il pH ci dà un valore magnetico e sta a indicare la concentrazione di ioni di idrogeno e la quantità di protoni. Se il pH è acido, inferiore a 7,07 (e cioè quando i protoni sono in maggioranza numerica), il campo magnetico è positivo; se il pH è alcalino (superiore a 7,07), vuol dire che i protoni sono in inferiorità numerica e il campo magnetico è negativo. In parole più semplici, il pH serve a determinare l’acidità e l’alcalinità di un liquido.

b) Il valore rh2 indica la quantità di elettroni in una sostanza liquida. Con la perdita di elettroni si ha l’ossidazione; con l’aumento si ha la riduzione. Il valore Rh2 è anche la misura per la pressione di idrogeno e ossigeno; il valore assoluto del fattore Rh2 varia da 0 (massima pressione di idrogeno) a 42 (massima pressione di ossigeno). Il valore 28 rappresenta il valore neutro, cioè quando la pressione dell’ossigeno è uguale a quella dell’idrogeno. Con questo valore si possono controllare  ottimamente l’inquinamento chimico e i sistemi di sterilizzazione.

c) Il valore ro rappresenta la resistività di un liquido, cioè viene misurata la quantità dell’elettrolita. Se la quantità è alta, il valore ro risulta basso e viceversa; con questa misura elettrica si riesce quindi a determinare la mineralizzazione di un liquido. I minerali nell’acqua vengono in parte dissociati nei loro ioni, cioè nella forma elettricamente carica di elettroliti. Quanti più minerali sotto forma ionizzata sono contenuti nell’acqua, tanto maggiore è la conducibilità elettrica e quindi minore la resistenza del valore in Ohm (unità di misura della resistività).

Viceversa, quanti meno minerali sono contenuti nell’acqua tanto minore è la conducibilità e maggiore è la resistenza e il valore in Ohm. La formula che determina la, quantificazione energetica è la seguente:

Con questa formula si può determinare il terreno biologico di tutti i liquidi, gli alimenti e anche dell’organismo umano.

Il terreno biologico può essere descritto con un esempio: un fungo per una crescita sana ha bisogno di un certo terreno, di una certa quantità di luce ecc..; una rosa necessita certamente dl condizioni molto diverse. Tutto questo viene inteso come terreno. I virus e i batteri possono solo riprodursi dove trovano il terreno adatto.

Anche l’organismo umano ha un terreno biologico che può favorire o meno una malattia; tutte le malattie hanno un loro terreno biologico più o meno noto e solo se è presente quel determinato terreno si può sviluppare la corrispondente malattia.

Compito e obiettivo della bioelettronica, secondo Vincent, è la determinazione del terreno biologico così da eliminare, attraverso un’adeguata terapia, il terreno di coltura della malattia.

Il terreno sano dell’organismo umano pub essere mantenuto tale con l’introduzione di alimenti e di liquidi con adeguate caratteristiche.

Ricordando che certe malattie possono nascere o persistere solamente se esiste un determinato terreno si può tracciare il bioelettrogramma riportato sotto.

Questo diagramma è diviso in quattro quadranti. Nei mezzo è collocata la condizione di “salute perfetta” con i seguenti valori del sangue: pH da 7,1 a 7,3; rh2 da 22 a 23; ro uguale a 210 ohm.

La linea orizzontale ci mostra la variabilità del pH. Nella parte sinistra ci troviamo nel campo dell’acidità, nella parte destra nel campo dell’alcalinità. La linea verticale ci mostra la variabilità dell’ rh2.

Nella parte alta è rappresentato il campo dell’ossidazione nella parte bassa quello della riduzione. Abbiamo così quattro diversi terreni: acido-ridotto, acido-ossidato, alcalino-ridotto, alcalino-ossidato.

In ogni terreno si possono insediare diverse patologie e a questo punto vale la pena ricordare che con la sola misurazione del pH non è possibile determinare un terreno. Per determinare un punto su un piano ci vogliono due valori, nel nostro caso il secondo valore è rh2, cioè l’ossidoriduzione.

Dal punto di vista della diagnosi è di particolare interesse la zona 3, in alto a destra che è la zona delle malattie circolatorie e vitali, nonché dei tumori. Questo è il terreno che rappresenta 85% di tutte le malattie che causano la morte nel mondo occidentale, nella zona quattro invece troviamo tutte le malattie causate da infezioni batteriche.

Come già detto, la zona tre è quella del cancro e delle malattie circolatorie e virali; esattamente nella stessa zona troviamo quasi tutte le acque di rubinetto; nei paesi civilizzati infatti l’acqua a disposizione deve essere clorata quindi ossidata, per eliminare i germi patogeni in essa contenuti.

Oggigiorno per rendere potabili le nostre acque non si può più rinunciare a queste operazioni. Non dobbiamo però credere che un’acqua dei genere, priva di protoni ed elettroni, sia vantaggiosa per la nostra salute: gli studi effettuati al riguardo dimostrano chiaramente che l’utilizzo di queste acque porta a un aumento dell’incidenza delle malattie.

Vincent aveva elaborato statistiche i cui dati provenivano da tutte le parti dei mondo e tutte davano i medesimi risultati: l’acqua della zona tre è alcalino-ossidata, ha carenza di protoni ed elettroni e quindi, non è né sana né consigliabile per l’uomo e per gli animali.

Tutte le acque inquinate da germi patogeni si trovano nella zona quattro: queste sono le acque superficiali, torrenti, laghi ecc. e chiaramente anch’esse sono sconsigliabili  per uso umano.

L’acqua buona ha valori che si trovano sempre ed esclusivamente nella zona due e ha una resistività ro sempre maggiore di 6.000 Ohm.

Le statistiche ci dimostrano che quando la resistività dell’acqua è bassa, la frequenza delle malattie aumenta. L’ acqua veramente pura ha una resistività ancora più alta, di 20.000 Ohm e oltre.

Il bioelettrogramma di figura 4.2 si adatta benissimo anche per la determinazione del terreno biologico dell’acqua (figura 4:3).

 

Come si vede nel terreno alcalino-ossidato si trovano tutte le acque trattate, clorate, sterilizzate; nel terreno alcalino-ridotto si trovano tutte le acque inquinate batteriologicamente, mentre nel terreno acido-ridotto abbiamo le acque con troppi minerali. Le acque considerate accettabili dalla Società internazionale di bioelettronica (BEV) si trovano a cavallo fra il terreno acido-ridotto e acido-ossidato con rh2 fra 25 e 28, pH fra 6,0 e 6,8 e ro> di 6000 Ohm.

Le migliori acque sono però le acque naturali minimamente mineralizzate con residuo fisso sotto 30 mg per litro (resistività superiore a 20.000) e pH fra 6,4 e 6,8 (range di pH intracellulare).

Le acque minerali gassate si trovano, grazie alla presenza di anidride carbonica aggiunta, nel primo quadrante cioè nella zona uno; ma la classificazione è dettata solo dall’apparenza: l’anidride carbonica infatti fa apparire un terreno acido-ridotto e i valori misurati lo confermano. Se si toglie l’anidride carbonica il terreno si sposta verso le zone originarie che solo molto raramente coincidono con la zona due.

Il più grande deposito di immondizie nel nostro corpo è il mesenchima, ed è da qui che bisogna eliminare i depositi. Chiaramente un’acqua con molti minerali non può caricarsi ulteriormente di scorie, sostanze tossiche e altri minerali. Solo un’acqua pura può assolvere a questo importantissimo compito.

La maggioranza di sali minerali contenuti nell’acqua sono inorganici e quindi non possono essere assimilati dall’organismo umano, perché non sono in grado di riflettere la luce polarizzata (caratteristica scientificamente provata a livello di laboratorio) come quelli organici. I sali minerali che aggirano la luce polarizzata attraversano senza problemi la membrana cellulare, mentre gli altri, che non hanno questa proprietà, rimangono quasi esclusivamente al di fuori delle cellule.

Per la determinazione della qualità dell’acqua da bere si devono considerare tutte queste caratteristiche per arrivare infine a una valutazione globale; purtroppo però anche gli esperti in medicina e i ricercatori scientifici spesso non danno il giusto peso alla qualità dell’acqua. Le analisi utilizzate più frequentemente sono quelle batteriologiche e quelle fisico-chimiche che però sono insufficienti per dare un giudizio completo dal punto di vista salutare.

È ancora poco diffuso il concetto che una dieta specifica e personalizzata per ottenere un migliore stato di salute non ha senso se nello stesso momento non si introduce nell’organismo un’acqua salutare e pura.

Tutti i liquidi ingeriti raggiungono il fegato e vengono filtrati, da tutto ciò che contengono, ad eccezione dell’idrogeno e dell’ossigeno di cui è composta l’acqua pura; solo questo tipo di acqua può essere utilizzata dal sangue e dalla linfa per esercitare agevolmente le loro funzioni.

In particolare, non importa quali minerali ed elementi chimici siano presenti nell’acqua tutti vengono selezionati attraverso il processo di decomposizione del fegato e inviati al sangue per la circolazione o tenuti come riserva. Le cellule umane hanno bisogno di essere nutrite con sostanze che non causino costipazione e depositi: in particolare esse hanno bisogno di minerali per adempiere i loro compiti, ma i minerali che sono più grandi dì una particella di colloide le occludono. Proprio a questo genere appartengono i minerali che si trovano nell’acqua, inorganici e senza forza vitale (quindi non utili), essi vengono infatti respinti dalle cellule e con il tempo causano un cospicuo e dannoso deposito di rifiuti.

Le sostanze minerali utili alle cellule umane per scopi strutturali derivano da un nutrimento naturale non trattato chimicamente. Sono i minerali organici che si trovano nella verdura fresca, nei cereali, nei legumi, nella frutta, nelle erbe e nei semi che hanno tratto l’energia solare all’aria aperta e che contengono tutti gli enzimi e le altre sostanze vitali utili per la nutrizione dell’uomo. L’acqua invece contiene minerali inorganici che non hanno forza vitale e neppure contengono enzimi.

Energia dell’acqua

Come è noto, l’acqua è formata da molecole H2O (2 atomi di idrogeno, 1 di ossigeno). In natura, nell’acqua che scorre o comunque si muove (correnti, moto ondoso), il flusso ondulatorio, salti, vortici costituiscono un “lavoro” (di attrito, pressione, ecc.) che produce energia e polarizza le molecole, cioè dà loro una carica elettrica, formando due poli (come nelle calamite): gli atomi di idrogeno prendono carica positiva, l’ossigeno negativa. Quindi le molecole si attraggono collegando i due atomi di idrogeno di una a quello di ossigeno di altre due (ponti idrogeno) e, data la disposizione spaziale a V con angolo di circa 107° dei tre atomi, formano strutture tridimensionali a base tetraedrica. A tutti gli effetti sono strutture cristalline liquide (a 0° si solidificano e le vediamo facilmente al microscopio in neve e ghiaccio: ma se illuminate con luce ultravioletta, in campo scuro, le vediamo anche allo stato liquido).

I cristalli d’acqua si comportano come tutti i cristalli: possono entrare in risonanza con onde elettromagnetiche che li colpiscono e conservarne la configurazione di energia con tutte le relative informazioni, e trasmetterle ad altre strutture cristalline con cui entrano in contatto. E’ la cosiddetta “memoria dell’acqua“.

La memoria dei computer è proprio basata sulle strutture microcristalline dei chips, ed è nota la cristallo-terapia, basata sulla interazione energetica, cioè scambi di onde elettromagnetiche, fra organismi viventi e cristalli.

Quindi l’acqua, a parte i soluti (sostanze disciolte dal suo potere solvente), è in grado di trattenere le informazioni provenienti anche da sostanze insolubili. Ma le emanazioni energetiche di queste SONO le sostanze stesse.

Infatti, in omeopatia, possiamo constatare che l’acqua, purché dinamizzata in modo da avere struttura cristallina, trattiene l’energia uscita dalla sostanza in diluizione anche quando questa non è più presente materialmente (dopo 20-30 diluizioni).

In effetti ci curiamo con l’energia, le onde elettromagnetiche con la esatta lunghezza d’onda – frequenza – che è caratteristica di quella sostanza.

Se cambia la frequenza si è di fronte ad un’altra sostanza, e teoricamente si può fare applicando un determinato campo di energia: il che ricorda la trasmutazione degli alchemisti. Ma la cosa avviene in natura: ad esempio, sotto un forte campo magnetico il carbonato di calcio cristallizza come aragonite invece che come calcite, e lo si vede nelle grotte con acque sotterranee. Per contro, possiamo essere danneggiati, patologie più o meno gravi, da un’acqua che trasporti energia per noi negativa (es.: emanazioni del piombo, radianze di forti crampi elettromagnetici, ecc.).

Perché l’acqua possa trasportare energia, occorre dunque che mantenga la struttura cristallina. Ma se non si può muovere in modo naturale o sta ferma, la carica si esaurisce, le molecole si depolarizzano, le catene, e quindi i cristalli, si disfano: così l’acqua sotto pressione negli acquedotti, nei tubi (flusso laminare) o ferma a lungo ed esposta a calore, in bottiglia o comunque stagnante, “muore“.

Se noi beviamo acqua morta riceviamo un danno, perché si abbassa il livello di energia dell’acqua organica che E’ IL NOSTRO CORPO per oltre il 70%.

Si può ridare energia a un’acqua che l’abbia persa?

Si, si può. Questa è l’opera svolta dal calcio di corallo fossile Coral-Mine

 

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